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  • Dimentica la birra: con la pizza si beve solo vino rosé! + 5 falsi miti sul vino rosé sfatati

    Ah! Rosa! Marge non posso indossare una camicia rosa al lavoro, tutti indossano camicie bianche. Non sono abbastanza popolare per essere diverso! (Homer, I Simpson)

    Vino rosé e pizza al tramonto in riva la mare... Il mio appuntamento ideale! Vino rosé e pizza al tramonto in riva la mare... Il mio appuntamento ideale!

    Le parole di Homer sono profetiche: il Rosa è ancora riservato a chi si sente sicuro di sè. Le camicie rosa dei dirigenti, i capelli rosa dei punk e il vino rosato di chi sa osare: perché il rosato ci fa così paura? Perché non lo conosciamo abbastanza! Oggi ho deciso di fare le presentazioni ufficiali: ecco a voi il vino rosé, l'abbinamento perfetto... Con la pizza!

    Pizza e vino rosé: l'abbinamento principe dell'estate

    Parola di Lidia Bastianich dell'associazione Le Donne del Vino: il vino rosato è l'abbinamento alla pizza che conquisterà l'America e il mondo intero! La dichiarazione fatta al Sorrento rosé Festival del 2017 ha ufficializzato il matrimonio fra pizza e vino rosato. A fare da testimone alla strana coppia un ospite d'eccezione: il pomodoro. Sembra infatti sia proprio il gusto del pomodoro a esaltare il vino rosato. Come sempre l'associazione Le Donne del Vino sa osare.

    Dal canto mio, so che il pregiudizio sul vino rosato è ancora duro da sfatare. E allora ecco 5 falsi miti sul vino rosato, sfatati!

    Il paradiso è... Rosé! Il paradiso è... Rosé!

    5 miti sul vino rosé debunkerati

    1. Il vino rosé è sempre rosa? FALSO!

    Il colore del vino rosé è variabile, come il meteo di londra. Va dal rosa stinto all'estremo della buccia di una cipolla al rosa carico quasi rosso di un pomodoro non ancora maturo. Questa grande varietà di colore è dovuta al tempo di macerazione, al vitigno, all'invecchiamento... Sì, il vino rosé è anche adatto all'invecchiamento!

    1. Il vino rosé è adatto solo agli aperitivi? FALSO!

    Il vino rosé è spesso associato all'aperitivo estivo in spiaggia: la sensazione di leggerezza e freschezza alcolica senza l'antiestetica pancia gonfia da birra... Ma quest'immagine è solo un prodotto della vostra mente, come il cucchiaio di Matrix! Non esiste un vino esclusivo per l'aperitivo, come non esiste un vino esclusivo per il...

    1. Il vino rosé va bene solo con il pesce? FALSO!

    Pesce! Se non puoi zittirlo, ingabbialo. Ed ecco che il vino rosé viene relegato ad abbinamento esclusivo con il pesce... Ma abbiamo ampiamente dimostrato che il vino rosé è l'abbinamento perfetto della pizza! Basta questo, no?

    1. Il vino rosé va bevuto ghiacciato? FALSO!

    L'abbiamo già detto: il ghiaccio nel vino è vietato dalla convenzione di Ginevra, dal codice penale e da tutte le religioni monoteiste! Il vino rosé fresco è paradisiaco ma il ghiaccio dentro mai!

    1. Il vino rosé è il miscuglio del vino rosso e del vino bianco? FALSO!

    Come la salsa rosa non è ketchup mischiato a maionese... O meglio: non è soltanto quello! Il vino rosé si ottiene vinificante le uve a bacca nera con tecnica più simili a quelle per il bianco: minore contatto con le bucce durante la macerazione, diversi tempi, ecc... Si mischiano le tecniche, non i risultati!

    Potremmo andare avanti per pagine e pagine a tessere le lodi del vino rosé e a sfatare un mito dopo l'altro ma a questo punto è meglio stappare una bella bottiglia di Campo al Mare Rosato e scoprire con i vostri sensi perché il vino rosé è ingiustamente sottovalutato!

  • "1 bicchiere di vino equivale a 1 ora di palestra!": verità scientifica o mito? Facciamo chiarezza... E un po' di yoga! PLUS 6 esercizi con il vino

    "Il fatto che Keith Richards sia sopravvissuto a Jim Fixx, l’inventore del jogging morto a 52 anni mentre faceva jogging, è la prova che Dio esiste!" - Bill Hicks

    Con il vino si rassoda! Con il vino si rassoda!

    «Un bicchiere di vino equivale a un'ora di plaestra!». Ha ripreso a girare questo titolone negli ultimi giorni. Sarà vero? Scopriamolo!

    I vari luminari da social network hanno ripreso a spingere la notizia "un bicchiere di vino ha lo stesso effetto di un'ora di palestra". La conferma, secondo loro, viene da uno studio del 2012 dell'universita Canadese di Alberta, che avrebbe scoperto i benefici del resveratrolo, un composto presente nel vino: un composto che ha un ruolo simile a quello di palestra, jogging, stretching e attività fisica in generale.

    La scoperta viene da Jason Dyck e dai suoi esperimenti in laboratorio: sembra che un dosaggio elevato di resveratrolo migliori le prestazioni fisiche rinforzando il sistema cardiaco e la resistenza. Le citazioni riportate: «Penso che il resveratrolo possa aiutare i pazienti che non sono in grado di svolgere esercizio fisico. Il resveratrolo potrebbe avere un effetto simile a quello dell’attività fisica o migliorare i benefici di quella che riescono a fare»

    Verità? Scopriamolo!

    Scienza e saggezza popolare

    «Per fare luce sugli ultimi articoli condivisi sui social network sullo studio di tre anni fa [...] e sulla sua interpretazione che deve essere corretta:» così scrivono sul sito dell'università dell'Alberta nel 2015.

    «Il vino rosso non è una scusa per non andare in palestra, punto.» Una delusione... Oppure no?

    Lo studio dimostra che il resveratrolo, presente nel vino rosso, migliora l'effetto dell'esercizio fisico. MIGLIORA, non SOSTITUISCE! Il ricercatore afferma che «Il resveratrolo può aiutare i pazienti che vogliono fare esercizio fisico e non possono. Il resveratrolo può riprodurre gli effetti della sostanza per loro e migliorarne i benefici.».

    Nel 2012 il ricercatore Jason Dyck che ha scoperto questa chicca studiando il diabete e il cuore e ha fatto partire questo carosello ha dichiarato: «Credo che il resveratrolo potrebbe migliorare la vita dei pazienti fisicamente impossibilitati a fare esercizio fisico. Il resveratrolo potrebbe riprodurre gli effetti dell'esercizio fisico per loro e i benefici.».

    Ma non andiamo nel panico! Abbiamo già detto che un bicchiere di vino al giorno è un toccasana per la dieta... Quindi cosa dobbiamo fare: un bicchiere di vino equivale a un'ora di palestra oppure devi buttare la tessera della palestra e cominciare a berne due?

    Questo studio è una grande delusione? Forse è una conferma!

    La palestra del vino

    La conferma che allenarsi è importante... Ma si può fare molto, molto meglio: con il vino! Megan Vaughan è un ragazza che insieme al marito ha ideato una serie di esercizi e strumenti per allenarsi con i pesi e con il vino. Prendiamo esempio da lei: un bicchiere al giorno, pesi, piegamenti e... Il vino giusto!

    Allora scegliamo il vino per le prossime 6 settimane di allenamento:

    1. 1° settimana: 15 sollevamenti con le braccia e con il Torgiano Rubesco. [Flessioni con il vino]
    2. 2° settimana: 30 addominali laterali in coppia con il Chianti. [Addominali con il vino]
    3. 3° settimana: 3km di corsa con in spalla il Marche Rosso. [Corsa con il vino]
    4. 4° settimana: 4 ripetizioni da 10 di sollevamenti con il Sangiovese. [Pesi con il vino]
    5. 5° settimana: Routine di addominali con il Lambrusco [Allenamento con il libro e con il vino]
    6. 6° settimana: Routine completa con La Monella [Allenamento completo con il vino]

    E mentre penso a voi che fate i piegamenti ho stappato una bottiglia di Angialis! Voi no? Male! Un bicchiere al giorno fa bene! ... Che gli studi siano d'accordo o no, il vino lo beviamo da ben prima che nascesse Jim Fixx... E Keith Richards lo beve da ancora prima!

  • Il vino che rischiava l'estinzione: una speranza o la natura è condannata? La storia della famiglia Perusini e del Picolit

    Averle perse tutte, le speranze, gli dette la stessa pace che averle tutte intatte. (Riccardo Bacchelli)

    La storia del Picolit e della famiglia Perusini che l'ha salvato La storia del Picolit e della famiglia Perusini che l'ha salvato

    L'Unione Mondiale della Conservazione ha inserito 12.257 specie animali e vegetali tra quelle minacciate di estinzione. All’interno di questo elenco vi sono 6.774 piante e 5.483 animali.

    La vite come sta? Ad oggi lo status della vite è di minima preoccupazione ma in passato non se la passava bene.

    Nella prima metà dell’800 circa l’80% delle viti d’Europa vennero distrutte da un parassita d’importazione: la fillossera. Questo terribile insetto venne trasportato tramite barbatelle di vite americana e si diffuse a macchia d’olio per tutto il continente, minacciando la sopravvivenza della nostra stessa vite. Per fermare l'epidemia e scongiurare l'estinzione vennere innestate piante di vite europea su radici di vite americana, che nel frattempo aveva sviluppato una difesa genetica al parassita.

    Dunque oggi la vite europea non è la stessa dell'800... A parte qualche eccezione.

    Sulla radice americana viene innestata la pianta europea ( con le sue caratteristiche di tipicità e qualità) ed in cambio la radice conferisce a tutta la pianta la resistenza alla fillossera.

    Ad esempio il vitigno Fortana è uno dei pochi che non ebbe bisogno dell'innesto americano e rimane così uno dei pochi "originali"!

    Ma un'altra storia di rischio estinzione ha attirato la mia curiosità: quella del vino Picolit e della famiglia Perusini.

    Il Picolit salvato dalla morte

    Lo abbiamo accennato raccontando la storia di Luigi Veronelli: chi sono i Perusini e cos'è questo Picolit?

    Nell'800 il Picolit era un vino conosciuto e ricercato in tutta europa. Ma il suo delico stava per iniziare: il vitigno infatti era soggetto a varie malattie, tra cui l'aborto floreale (caduta sistematica dei fiori) che ne comprometteva la produzione. A quei tempi la produzione dell'uva e del vino era un rischio commerciale: l'uva si vendeva "un tanto al grado" e il guadagno era spesso molto basso. In quel clima di incertezza

    Il Picolit sembrava destinato ad estinguersi quando la famiglia Perusini decise di riprenderne la produzione. Nonno Giacomo fu il primo a riprendere la selezione dei vitigni, e il suo lavoro continuò con la moglie Giuseppina. Fu lei, grazie alle spiccate doti imprenditoriali, a riportare alla ribalta il Picolit nel mondo. Luigi Veronelli, nella sua ricerca, incontrò Giuseppina e la magia era fatta! Giuseppina lo accolse con le parole "Lo beva, non le ricapiterà mai più". Da quel giorno Veronelli cominciò una dura battaglia per salvare il Picolit dall’estinzione .

    Non è più la famiglia Perusini al timone dell’azienda. Dopo la morte della Contessa e di suo figlio Gaetano,l’azienda è passata nelle mani dell’Ordine dei Cavalieri di Malta ed in quelle dell'enologo Marco Monchiero.

    Ricordiamo di non dare mai per scontate le meraviglie della natura: se vogliamo che resistano, dobbiamo prendercene cura... A chi è venuta voglia di una bottiglia di Picolit? Adesso non è disponibile ma potrebbe tornare molto presto... Dipende da te!

  • 5 cose da NON FARE con il vino... + 1!

    L'abitudine ci fa accettare l'inaccettabile. (Michela Marzano)

    Le cose da NON FARE con il vino Le cose da NON FARE con il vino

    "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi..." come direbbe il Replicante Roy Batty di Blade Runner. Quante volte mi è capitato di sgranare gli occhi davanti a un vino rovinato da una brutta abitudine, un falso mito o anche solo da una terribile cafonata! Rutger Hauer nel suo famoso monologo cosa direbbe, se al centro del film ci fosse il vino? Vediamo le 5 peggiori cose da NON FARE con il vino... + 1!

    Le cose da NON FARE con il vino

    1. Usare un bicchiere di plastica

    "Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: bicchieri di plastica usati a mo' di calice rovinando un buon rosso..."

    Il bicchiere di plastica per bere il vino è accettabile solo in due occasioni: alle feste di paese... E per servire il vino al vostro peggior nemico! La plastica non può esaltare in alcun modo il vino, anzi, in alcuni casi lo rovina! Usare sempre bicchieri di vetro o, ancora meglio, calici di cristallo.

    2. Riempire troppo il bicchiere

    "... e ho visto bicchieri di cristallo riempiti fino all'orlo traballare verso le porte dell'enoteca..."

    Usare il giusto bicchiere non basta: serve buon senso e contegno! Ti sei mai chiesto perché i calici hanno la "pancia"? Rimpire il bicchiere oltre compromette sapori e odori. Meglio riempire il calice fino a un terzo... E nessuno vieta di versare un secondo giro!

    3. Il ghiaccio nel vino

    "... cubetti di ghiaccio dentro al bicchiere a gelarmi il vino e il sangue nelle vene..."

    Posso quasi sentire le urla di terrore di chi legge: il ghiaccio nel vino è da ergastolo! Mai mettere il ghiaccio nel bicchiere: metterlo attorno al bicchiere, attorno alla bottiglia, sulla fronte nelle giornate calde ma mai nel vino!

    4. Il rosso in frigorifero?

    "... ho visto gente litigare davanti a un frigorifero aperto con una bottiglia di rosso in mano..."

    il grande dilemma: il rosso in frigorifero sì oppure no? No, non sono impazzito: lo so che il rosso va servito a temperatura ambiente ma... Quando la temperatura dell'ambiente è 30°? Il vino caldo va bene quando è vin brulé! Allora usiamo il frigorifero, per portare il rosso fino a 17-18°, non è peccato!

    5. La fettina di limone

    "... e fettine di limone dentro al bicchiere mi hanno fatto morire dentro..."

    Non solo fettine di limone! Pesca, mela, banana! Le persone mettono nel bicchiere di vino frutti e ortaggi di ogni tipo: perché? Mentre resisto alla tentazione di affogare i dispiaceri nell'alcol, provo a rispondermi pensando alla fettina di limone nella birra... Chissà quale associazione di idee ha portato quella maledetta fettina dalla birra al vino!

    6. Scusarsi

    "... ho sentito persone scusarsi ancora prima di salutare davanti al programma di una degustazione..."

    La parola più usata nelle enoteche, nei musei, nei teatri e davanti ai computer: "scusa", "non ci capisco niente di queste cose", "sono un ignorante!". Perché scusarsi? Non serve sapere: bisogna godersi il profumo del vino il suo sapore in bocca, e la compagnia! Lasciamo le scuse a quelli che ci pestano il piede per errore, noi godiamoci il vino e la vita!

    "... E tutti quei momenti spero che andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di bersi un buon bicchiere!"

    Diamo ascolto al replicante: stappiamo una bottiglia di Chardonnay di Villa Santi, versiamola in un calice di cristallo (meno della metà!) e assaporiamolo lentamente... Perché la vita è troppo breve: amiamo, beviamo del buon vino e trallallà!

  • Il luogo più social del mondo: La Fontana del Vino del Cammino di Santiago de Compostela

    Non è importante la meta, ma il cammino. - Paulo Coelho, Il cammino di Santiago

    Fontane Social: la Fontana del Vino di Santiago de Compostela Fontane Social: la Fontana del Vino di Santiago de Compostela

    Qualcuno potrebbe non essere d'accordo ma ho deciso di scriverlo perché tutti devono saperlo: camminare è il lavoro più antico del mondo. Lo so, potrà sembrare un'opinione controversa ma è una realtà da accettare. I nostri più antichi rappresentanti camminavano per trovare nuove risorse, poi hanno cominciato a camminare su percorsi predefiniti per recuperare acqua, e infine hanno preso a camminare per fuggire da situazioni di guerra e carestia. Camminiamo perché siamo. Ed è un cammino che ci ha permesso di scoprire il vino più social del mondo: il Cammino di Santiago!

    Camminare per il vino: Santiago da Compostela

    L'ho scoperto un'estate di qualche anno fa. Camminavo, come hanno fatto i miei antenati. Loro lo facevano per ragione pratiche, è vero: io, cammino per pensare. E pensando, e camminando, ho incontrato il luogo più social del mondo: La Fontana del Vino delle Cantine di Irache.

    La Fontana Social del Vino è stata costruita nel 1991, ad Estella, lungo il Cammino di Santiago de Compostela. Perché è la fontana più social del mondo? Semplice: i pellegrini di passaggio possono attingervi sia acqua sia vino... Gratuitamente!

    Forse per ricordare le nozze di Cana, forse perché tutti sanno che un bicchiere di vino è il passaporto per la fratellanza universale, non sappiamo ancora la vera ragione ma possiamo dirlo senza paura di essere smentiti: quella di Estella è la Fontana del Vino Social!

    Le chiacchiere a quella fontana sono vita e quel vino è un'ottima ragione per cominciare a camminare! ... Non ti basta?

    I Cammini, il vino e.... Le occasioni in cui i social diventano la vita reale!

    Non è un caso che abbia usato la parola social. Dobbiamo accettare che social e smartphone ci hanno distratto dalla vita di tutti i giorni. A volte sappiamo tenere l'equilibrio, altre ci lasciamo fregare. Ecco perché consiglio di camminare: permette di osservare le cose che ci circondano e con le condizioni giuste fare le amicizie che rendono la vita di ogni giorno il social più fico del mondo!

    Quali sono le condizioni? Potrei scrivere un libro o due, mi limiterò alle fontane del vino! Quella del cammino di Santiago de Compostela, oppure quella di Ortona! Il 9 ottobre 2016 una azienda italiana ha inaugurato una struttura a beneficio dei pellegrini che percorrono il cammino di San Tommaso, che da Roma raggiunge Ortona.

    Con il ritorno della primavera, è arrivato il momento di organizzare le gite fuori porta... Che ne dici di camminare? Per chi non fosse ancora convinto, ecco qualche vantaggio di camminare... E bere vino!

    Perché camminare e bere vino? Vero o falso!

    Per ravvivare la giornata propongo un vero o falso: scrivo alcune ragioni per cui bere vino e camminare sono un toccasana e devi scoprire quali sono vere e quali false! ... Non barare, le soluzioni sono sotto!

    • Camminare fa bene perché camminando vengono rilasciate le endorfine: fare movimento è antidepressivo, si allontanano i pensieri negativi e tutto lo stress della giornata.
    • Bere vino fa bene perché previene l’influenza e i raffreddori... Così puoi camminare anche d'inverno!
    • Camminare fa bene perché si bruciano all’incirca 200-400 calorie all’ora a seconda del peso e del livello di forma fisica: le parole prova costume ti dicono qualcosa?
    • Bere vino fa bene perché riduce il rischio di sviluppare i calcoli ai reni.
    • Camminare fa bene perché mentre si cammina si prende il sole e la vitamina D e si possono fare le telefonate di lavoro, ascoltare musica o un buon audiolibro... E bere un bicchiere di vino!
    • Bere vino fa bene perché serve a regolare i danni provocati dal tabacco ai vasi sanguigni.

    Le risposte... Va bene, lo ammetto! Sono tutte affermazioni vere. Ti ho convinto a preparare lo zaino e partire in direzione delle fontane del vino più social del mondo? Credimi: si conoscono le persone che cambiano la vita!

    I benefattori che hanno costruito la fontana del vino del cammino di Santiago de Compostela hanno lasciato scritto «A bere senza abusarne t'invitiamo con grazia. Pellegrino se vuoi arrivare a Santiago con forza e vitalità di questo vino puoi berne un sorso e brinda per la felicità». Ti invito anch'io a brindare con me, con una bottiglia di Bradisismo della cantina Inama e i tuoi amici, magari quelli conosciuti durante il cammino... Io, Rosanna e Mario come credi ci siamo conosciuti?

  • Il Bacio del Vino: quando berne un bicchiere ti condannava a morte... E non berlo ti regalava un bacio

    Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino. - Eduardo Galeano

    Un bacio. Un bacio.

    Ricordiamo bene due cose: il primo bacio... E l'ultimo. Passato San Valentino, i consigli per la cena di San Valentino, i consigli per il vino di San Valentino, i consigli per il dopocena hot di San Valentino! Passata quella tempesta di cuori, frasi ciniche e dediche smielate che è San Valentino... Posso scrivere anch'io raccontando una storia di vino e di baci.

    Ius osculi: il bacio del vino nel diritto romano

    A Roma c'era un'antica usanza: le donne conducevano la vita astemie. Perciò alle donne non era consentito bere vino, infatti i Romani paragonavano il vino all'adulterio. Il padre e il marito davano baci alle loro donne, così ricercavano l'odore del vino attraverso la bocca. Talvolta gli uomini trovavano tracce e segni del vino, giudicavano il crimine in tribunale o in un'assemblea domestica e punivano con la morte le donne, colpevoli di delitto capitale.

    Il rapporto tra il vino e la società romana dei primi secoli dopo cristo era di vitale importanza: c'era il vino della religione, il vino della medicina e il vino della cena. Il consumo del vino della cena (vini da pasto più dolci e meno alcolici) era permesso a uomini e donne, in misure diverse e con regole diverse, e anche il vino usato come medicinale era concesso a tutti senza distinzione. Il vino legato alle cerimonie religiose era concesso solo a chi doveva officiarle: gli uomini. Una donna scoperta a trasgredire questa regola poteva essere processata sommariamente dalla famiglia e uccisa nel modo da loro deciso! Lo strumento del diritto romano che permetteva ciò si chiama Ius osculi: il bacio del vino.

    Un bicchiere di vino era una condanna, una medicina, un oggetto sacro o la leva per sollevare il mondo?

    Forse l'ho fatta troppo facile! Il rapporto tra i romani e il vino era ben più complicato, e non tutti i romani erano uguali...

    Abbiamo già scoperto che il vino fu considerato a lungo il più importante medicinale per l'essere umano. Un bicchiere di vino poteva curare molti mali e, secondo i romani, impiegato nel modo corretto poteva essere usato come anticoncezionale e addirittura provocare aborti! Allo stesso tempo il vino era causa di scontri: l'ebbrezza è stato un problema che tutte le società hanno dovuto affrontare. Le religioni e il diritto hanno quindi cercato di porre rimedio e lo ius osculi fu uno di questi maldestri tentativi di controllare il rapporto fra vino e romani... Ma un bacio che ferma una donna dell'alta società può essere anche un bacio che trasforma una giovane ben motivata in Imperatrice!

    Agrippina Minore aveva l'abitudine infatti di chiedere il bacio del vino a suo zio, l'imperatore Claudio, ad ogni occasione. Riuscì così a sedurlo, convincendolo a cambiare le leggi che vietavano il matrimonio tra consanguinei... Addirittura lo convinse ad adottare il figlio avuto da un precedente matrimonio. Divenne imperatrice alla morte del marito, la prima donna a guidare Roma, fino alla successione del figlio... Nerone. La storia di Agrippina è molto più lunga, complicata e insanguinata... Consiglio di approfondire!

    Il rapporto tra vino e donne era quindi stratificato: le donne di alti natali e famiglie importanti erano spinte a non consumarne mentre le donne povere non avevano particolari divieti; le prostitute lo usavano come rimedio medicinale e così le varie fattucchiere e truffatrici di Roma vendevano rimedi di vario tipo a base di vino. E il vino sacro? Anche nella religione le donne e il vino avevano un rapporto parallelo a quello del mondo maschile: i culti di Bona Dea e di Carmenta erano permessi alle sole donne – maschi vietati! - e il loro sviluppo era dovuto proprio alla medicina del vino.

    ... E il bacio?

    Anche il bacio per i romani aveva le sue regole, le sue tradizioni e le sue leggi, alcune evolute e sopravvissute fino ad oggi! Il bacio in pubblico è di cattivo gusto – proprio come in Cina oggi, o in Italia qualche decennio fa! È invece permesso in pubblico il bacio di intesa fra amici e amiche e il bacio di pace fra consoli e Imperatore. Il bacio fra moglie e marito, in sede di matrimonio, che serviva a sancire definitivamente l'unione ha mutato il nome ma si è mantenuto a lungo, nelle diverse culture: osculum intervienens, morgincap, baciatico, termini che servono a indicare l'impegno dell'uomo a mantenere la moglie e l'accettazione da parte di ella a farglielo fare.

    Questa settimana vi propongo di riunirvi, donne e uomini, fidanzati, sposati, amici, innamorati che ancora non hanno avuto il coraggio di dichiararsi: stappate una bottiglia di Teroldego 2014 e versatevene un bicchiere, poi il secondo bicchiere, il terzo e se avanza il quarto! Dopo... Succeda quel che deve succedere!

    E se avete ancora qualche dubbio, ricordate che cos'è un bacio l'ha spiegato bene Edmond Rostand nel suo Cyrano: «Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto | un poco più da presso, un più preciso patto, | una connessione che sigillar si vuole, | un apostrofo roseo messo tra le parole | t'amo; un segreto detto sulla bocca, un istante | d'infinito che ha il fruscio di un'ape tra le piante, | una comunione che ha gusto di fiore, | un mezzo di potersi respirare un po' il cuore, | e assaporarsi l'anima a fior di labbra!»

    P.S.: Per i tuoi selfie con calice e bottiglia di vino, ricorda di taggare WineMust!

  • "Non ci sono più i tappi di una volta!". Fra sughero, plastica e tappi a vite, fra tradizione, perdizione e... Provocazione!

     

    Il vino: lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza” (Gustave Flaubert)

    Il tappo di Sughero: insostituibile alleato o dogma superato? Il tappo di Sughero: insostituibile alleato o dogma superato?

    In pochi hanno raccontato il vino come Flaubert. Forse Baudelaire, Rimbaud e la musica sincopata dei Kinks (ma non date troppa retta al testo!)... Eppure del vino c'è ancora un piccolo universo da raccontare: abbiamo parlato dei tappi e dei cavatappi... Approfondiamo!

    L'abbiamo sentito, letto e forse detto tutti almeno una volta nella vita: il tappo della bottiglia di vino deve essere di sughero! Guai a chi osa portare a una cena da amici una bottiglia di vino con un tappo sintetico o peggio... Un tappo a vite! Ma... Perché il tappo della bottiglia di vino deve essere di sughero?

    La storia del tappo

    La tradizione vuole che il primo a usare un tappo in sughero per una bottiglia sia stato Pierre Pérignon. Sì, quel Pérignon: quello dello Champagne! Si racconta che l'illuminazione lo colpì sulla via del pellegrinaggio: i pellegrini infatti partivano per il viaggio con borracce tappate proprio con il sughero. Perché non usarlo per tappare le sue bottiglie di champagne, quindi?

    Dal XVII secolo ad oggi il tappo in sughero è diventato quasi un dogma: non puoi eliminarlo senza che si scateni un putiferio. Ma perché qualcuno pensa di sostituire i tappi in sughero con soluzioni in silicone o peggio... Con i temibili tappi a vite?

    Perché la produzione dei tappi in sughero è lunga, costosa e tecnicamente superata. Lo so, suonerà quasi come un bestemmia alle orecchie di esperti bevitori, e Mario che è Sardo mi ha bacchettato tante volte... Ma non posso più tacere!

    La produzione dei tappi in sughero

    «Per fare il legno ci vuole l'albero...» cantavamo all'asilo. Per fare il sughero, ci vuole la sughera. Si tratta di una quercia, longeva e resistente, originaria dell'area mediterranea... Che richiede decenni per dare il sughero! Cominci a capire quale sia il problema con i tappi in sughero?

    Mario per raccontarmi la storia del suo primo figlio, Antioco, finisce per raccontare la storia della sua sughereta piantata nel 1990, poco prima della nascità di Antioco. I semi hanno germogliato mentre Antioco imparava a dire babbu e i germogli sono diventati una piccola pianticella quando Antioco già camminava da un po'. le pianticelle hanno preso a crescere mentre i capelli di Mario si diradavano e sul volto di Antioco i baffetti diventavano una folta barba.

    Antioco si è diplomato nel 2009 e lo stesso giorno ha aiutato il padre a fare il primo raccolto di sughero... Il sughero maschio, quello inutilizzabile! Pieno di difetti, irregolare...

    «Almeno la pianta non è malata!» ha pensato Mario. E intanto Antioco è cresciuto ancora ed è arrivato a quell'età in cui si comincia a preoccuparsi anche del resto delle cose e non solo di se stessi: Mario aveva finalmente compagnia nell'attesa di quel sughero che sembrava farsi aspettare più della neve a natale! Intanto Antioco ha deciso di andare in continente, a cercare fortuna, e Mario ha cominciato a scattare delle foto a quelle querce e a mandarle ad Antioco, ogni giorno, per fargli vedere che il loro lavoro lentamente dava delle soddisfazioni. Ci sono voluti altri sei anni per poter incidere di nuovo la corteccia e cogliere così il sughero femmina, quello buono. 25 anni solo per ottenere il sughero grezzo...

    ... E ancora tanto lavoro da fare! Un padre non si lamenta dell'attesa, questo ha insegnato Mario a suo figlio Antioco: un papà è orgoglioso quando dopo 25 anni un figlio diventa finalmente grande. Così il sughero lo accogli con una festa!

    Senza il sughero, però, quali alternative abbiamo?

    I tappi del nuovo millennio

    Il sughero è rimasto il protagonista incontrastato per le sue caratteristiche uniche: la sua impermeabilità all'ossigeno permette di mantenerne sotto controllo il livello a contatto con il vino. Ma la tecnologia si è messa di traverso e ha saputo darci qualche risposta anche a questo problema! I nuovi tappi sintetici riescono ormai a riprodurre le caratteristiche dei tappi in sughero nel medio-lungo termine! E per le bottiglie che non sono destinate all'invecchiamento è universalmente accettato l'utilizzo dei tappi a vite... Qualcuno inorridirà ma superato il legame emotivo con il sughero possiamo accettarlo!

    L'opinione di Franz Haas

    Franz Hass è un famoso viticoltore che da decenni studia il problema dei tappi di sughero. Non è contento della chiusura con tappo di sughero: utilizza fornitori diversi ma molti suoi vini vengono alterati dal sughero. Ovviamente non tutti hanno il cosiddetto sentore di tappo, ma si tratta in genere di piccole alterazioni che comunque modificano gli aspetti originali del vino.

    Qualche hanno fa decise di proporre una degustazione con doppia bottiglia. Tutti i vini proposti vennero serviti sia da una bottiglia tappata a sughero sia da una tappata a vite. L'obiettivo era trovare le differenze e decidere una volta per tutte se il tappo a vite potesse o meno sostituire il tappo di sughero. I partecipanti, perlopiù contrari ai tappi a vite, si sono ritrovati in un viaggio di scoperta che li ha portati infine... Ad avere ancora più dubbi di prima! Infatti non solo la qualità dei vini invecchiati in bottiglie tappate a vite non era da meno di quella dei vini tappati a sughero, ma i diversi tappi tendevano a far risaltare caratteristiche diverse.

    Dunque non abbiamo la risposta che cercavamo, siamo lontani da qualsiasi forma di verità.... Ma come dice sempre Mario a suo figlio Antioco: «La verità lasciamola agli accademici, noi accontentiamoci di stappare una bottiglia e prima di versare... Annusiamo il tappo!». Il mio dubbio è: se stappassi una bottiglia di Pinot Nero Schweizer di Franz Hass, tappata a vite... Il tappo lo dovrei annusare comunque?

  • Juliette Colbert: la Marchesa del Barolo che voleva cambiare il mondo

     

    Non basta punire il malvagio togliendogli la libertà di fare il male. Bisogna insegnarli a fare il bene. (Juliette Colbert)

    La Marchesa del Barolo, Juliette Colbert La Marchesa del Barolo, Juliette Colbert

     

    Bevendo un bicchiere di Picolit la scorsa settimana Rosanna mi ha raccontato la storia di Juliette Colbert. Io e Mario all'inizio facevamo battutacce ma poi ci siamo fatti seri: ci credi che questa storia ti farà leggere fino alla fine come la prima volta che ti hanno fatto leggere di Luigi Veronelli?

    L'invenzione del Barolo e l'unità d'Italia

    La storia di Juliette nasce con il matrimonio con Carlo Tancredi Falletti di Barolo: siamo nel risorgimento Italiano, in piena rivoluzione del pensiero... E del vino! Le coordinate sono Piemonte, 1800, Nebbiolo: il vino a lungo termine non esiste ancora però c'è chi ce l'ha giò in testa. Camillo Benso Conte di Cavour incontra la Marchesa Colbert, vuole giocare con l'uva Nebbiolo... Perché?

    Il Nebbiolo prima dell’arrivo del Conte e della Marchesa Colbert, si presentava come un vino difficile da conservare a lungo. Camillo si concentra su questo problema: come creare un vino che duri a lungo e che possa competere con i cugini francesi di Borgogna e Bordeaux?

    Il Conte e la Marchesa nel 1840 decisero di coinvolgere l'enologo Louis Oudart: partendo dal nebbiolo riuscì a migliorare la tecnica di fermentazione e ottenne un vino secco, di lungo affinamento, il Barolo!

    Sono molte le storie che circolano sul Barolo e sulla Marchesa. Si narra che fu lei a convincere Napoleone III a sostenere l'indipendenza Italiana, grazie al suo fascino, alla diplomazia e... A una cassa di Barolo! Il successo del Barolo è definitivamente sancito dall'incontro con la corte dei Savoia. La leggenda vuole che la Marchesa presentò il vino ai Savoia su espressa richiesta di Carlo Alberto. La Marchesa non solo fece assaggiare il vino al Re, ma allestì uno spettacolare carosello di carri, si dice uno per ogni giorno dell'anno, carichi di vino per promuovere il suo Barolo.

    Juliette la Santa

    La Marchesa aveva una naturale predisposizione al bene. In questo, il matrimonio con il Marchese del Barolo fu quasi inevitabile: entrambi consideravano propria missione aiutare il prossimo. Durante l’epidemia di colera del 1835, Juliette e Tancredi furono in prima linea per dare il loro contributo: mentre tutti scappavano, loro rientrarono in città per portare aiuto. È famoso uno scambio con Silvio Pellico (loro ospite dopo la prigionia) in cui Tancredi confidava la preoccupazione per la moglie esposta al contagio: “Dal principio della nostra conoscenza l’ho sempre amata tanto, ma ora l’amo ancora di più”.

    Juliette si occupò in particolare delle carceri, anticipando di molto i valori che oggi sono diritti costituzionali: il giusto processo e gli effetti rieducativi della pena. Considerava il carcere come un ospedale delle anime, da lì era convinta che si potesse e si dovesse uscire avendo appreso gli strumenti per crearsi una vita nuova e migliore.

    Alla morte di Juliette il patrimonio di famiglia e quindi anche la produzione di vino venne ereditato dall’Opera Pia Barolo che la stessa marchesa fondò per garantire un futuro alle sue tenute e alle tante opere benefiche della Marchesa e di suo marito. Il brindisi di oggi lo facciamo alla loro salute e alla loro memoria... Con un buon bicchiere di Barolo, naturalmente!

  • Buon compleanno Luigi Veronelli! Enologo, filosofo, innovatore: cento vite in una

     

    Il vino è il canto della terra verso il cielo. Ha i suoi tenori e i soprano, contadini – agricoltori se volete – e contadine che lavorano le vigne e ne vinificano le uve, con tutta la fatica, l’intelligenza e la passione che vigna e vino esigono. (Luigi Veronelli)

    Luigi Veronelli, il papà del vino Luigi Veronelli, il papà del vino

     

    C'è una cosa su cui io, Mario e Rosanna siamo d'accordo: Luigi Veronelli – Gigi – è il solo e unico papà del vino per come lo conosciamo oggi. La discussione della scorsa settimana si è conclusa così: con un bicchiere di Picolit (quello della sua amata Contessa Perusin!) e un brindisi alla memoria di un grande filosofo dell'enogastronomia.

    Il 2 febbraio Gigi avrebbe compiuto 92 anni: lui che aveva promesso di vivere fino a 103 anni, lui che aveva già deciso di stappare una bottiglia di Porto Quinta do Resurressi del 1926 in punto di morte, lui che aveva le parole giuste per tutto, spero mi aiuti a trovare le parole giuste per lui.

    «C' era una manifestazione di contadini per il prezzo delle uve, i finanziamenti del governo non arrivavano mai, sul palco delle autorità s' erano alternati il bianco, il nero, il rosso, il verde. Vai su anche tu, che sai cosa dire, mi fece Giacomo Bologna, il grande Giacomo, quello che m' ha insegnato che senza gioia e serenità il buon vino conta nulla. Io salii sul palco e dissi: vi hanno servito un sacco di balle, se volete farvi sentire fate come gli operai, bloccate l' autostrada o la stazione. Così bloccarono la stazione ferroviaria, mentre io ero al ristorante, ma istigatore restavo. E comunque i finanziamenti arrivarono dopo pochi giorni». Questo è il racconto di quella volta che nel 1980 Veronelli si beccò sei mesi di carcere per istigazione a adunata sediziosa. Aveva sempre le parole giuste lui: per cambiare il mondo e per raccontarlo.

    Cento vite in una

    Filosofo

    Studi classici, passione per la filosofia. Fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè e collaboratore di Lelio Basso.

    Editore

    Di poesia, filosofia, politica. Nel 1957 viene condannato a tre mesi per pubblicazioni oscene: fu il primo editore italiano a pubblicare Sade e il suo fu l'ultimo rogo di libri fatto dalla censura. «E sì che come primo editore italiano di Sade avevo scelto le pagine meno pepate. I libri bruciavano e io battevo le mani, sotto gli sguardi ostili dei pochi presenti.»

    Anarchico

    Anarchico sin dal 1946, quando sentì le parole di Benedetto Croce ad un corso di filosofia politica. Per lui l'anarchia non era solo un concetto astratto: «La gastronomia è l'atto del giudizio che separa ciò ch'è materialmente buono da ciò che buono non è. I grandi vini [...] sono puri, razionali e armonici, quindi, per definizione, anarchici.» Famosa la sua crociata contro la CocaCola, che non indicava tutti gli ingredienti in etichetta. Di lui, Angelo Pagliaro disse «Come Fabrizio De André, Leo Ferrè, George Brassens anche Luigi Veronelli era un libertario, un uomo colto, senza dogmi, senza ipocrisie, in perenne lotta contro le armate schiaviste delle multinazionali.»

    Scrittore

    Collaboratore del quotidiano Il Giorno per più di vent'anni, scrisse su tutte le grandi testate italiane e su molte straniere. Lo stile polemico e provocatorio lo rende subito popolare. Scrive più di cento libri... Sempre rigorosamente a mano! Non amava i computer, non li capiva, ma alla fine arrivò a rispettarli. Leggendaria, la volta che chiese di fare una ricerca su internet in prima persona: resistette meno di un minuto davanti alla tastiera prima di rinunciare («non solo non so dov'è la v doppia sulla tastiera, ma che italiano è?»). Disse di amare gli hacker, accomunati ai contadini: entrambi, per lui, sono «sovversivi che salveranno la terra».

    Autore e conduttore televisivo

    La televisione ne aumenta la fama: dal 1970 al 1977, di grande ascolto, A tavola alle 7, sul primo canale; nel 1979, il Viaggio Sentimentale nell’Italia dei Vini, serve al lancio del terzo canale televisivo e realizza l’aggiornamento, di denuncia, della viticoltura italiana; La meridiana, 1982, e Il bel mangiare, 1986, altre trasmissioni di successo. È proprio al lavoro su uno dei suoi programmi, discutendo su quale ordine fosse il migliore per raccontare i diversi vini d'italia, che codificò pubblicamente l'unico ordine possibile, quello alfabetico: il più asettico, il più corretto.

     

    L'ABC di Gigi

    Ed è in rigoroso ordine alfabetico che hanno deciso di ricordarlo, e raccontarlo, Gian Arturo Rota e Nichi Stefi ne "Luigi Veronelli – La vita è troppo breve per bere vini cattivi", Giunti Editore. Dalla A di Alfabeto e Anarchia fino alla Z della fine che è solo un nuovo inizio, passando per la C di Contadini, la D di Denominazioni Comunali (fu lui il primo a promuoverle), la N di naso («sua nasità», così lo ribattezzò Gianni Mura), la S di Sorella acqua, la U di Utopia. Una biografia che raccoglie una vita di parole dette, vini raccontati e racconti scritti perché Gigi aveva una cartezza: «Vivere è comunicare, comunicare è vivere».

  • La matematica del vino perfetto: un risultato impossibile o le macchine sorpasseranno l'uomo?

     

     

    Pure la matematica è, a suo modo, la poesia di idee logiche. (Albert Einstein)

    La matematica del vino La matematica del vino

    Cosa c'entra la matematica – il cui solo ricordo mi fa venire gli incubi con protagonista la mia professoressa delle medie – con il vino? Ho chiesto a Mario, il mio amico Sardo che beve solo vino rosato ed è negato con la tecnologia. Mario è stato categorico: «La matematica non c'entra niente! Lascia i numeri e i computer alle banche, noi seguiamo il nostro istinto per fare il vino!»... Mario è fatto così!

    Questa volta, però, ho preferito chiedere un secondo parere: quello di Rosanna, una cara amica, mia e di Mario. Rosanna, al contrario di Mario, la tecnologia se la mangia a colazione, e sulla matematica e il vino ha le idee più chiare delle nostre: «Ormai non si può pensare di fare il vino senza un buon algoritmo!», ha sentenziato versandomi il secondo bicchiere di Pinot Nero.

    ... Ma che cavolo è un algoritmo, cosa ci faccio con i numeri per far crescere l'uva e soprattutto... Devo ascoltare Rosanna oppure Mario ha ragione?

    Una questione pragmatica

    Qual è il miglior momento per la semina della vita? Devo tenere conto del meteo dei 3 mesi precedenti, dell'altimetria e dell'umore di mio zio nei prossimi 60 giorni? A che ora devo innaffiare, quale percentuale di minerali è ottimale, con che pressione far uscire l'acqua? Sembrano domande assurde (e mio zio mi perdonerà, del suo umore possiamo fregarcene!) ma sono pressoché infinite le variabili che portaranno un vitigno a dare un buon vino... E chi se la prende la responsabilità di prendere così tante decisioni? Per secoli sono stati gli uomini, con l'istinto e l'incoscienza che solo l'urgenza può donare, a scommettere e vincere la sfida del buon vino. Oggi, invece, abbiamo dei nuovi compagni: analisti del software, statisti, meteorologi, matematici, tutti uniti per lo sviluppo di potenti programmi che rispondono alle domande fondamentali, per creare il vino perfetto.

    Sfatiamo quindi l'immagine poetica del contadino, con le maniche arrotolotate, che ogni giorno tasta l'uva, chicco per chicco, la annusa e una volta alla settimana la assaggia, e dal nulla esclama «È pronta per la vendemmia!». Ormai ci pensano i computer! Tra i software più conosciuti, Algo-Wine di produzione italo-tedesca e VinX2 dall'Australia, con fatturati di decine di milioni e una responsabilità sulle spalle più pesante delle Colonne d'Ercole: permettere ogni anno la produzione di vini perfetti!

    Dov'è finita la magia?

    Sembrerà poco poetico, spegnerà il romanticismo, ma in una società dove il consumatore pretende sempre di più, la concorrenza è spietata e il minimo errore è la miccia che innesca il linciaggio sui social, nessuna azienda può permettersi di sbagliare. In questa grande lotta al vino perfetto, ci dovremmo forse domanda se la perfezione esiste...

    Vince la modernità o perde il consumatore, che a forza di pretendere la perfezione si perde il gusto delle cose semplici? Non esiste una risposta corretta, solo molte verità soggettive. La storia viene in nostro soccorso, ricordandoci che il vino esiste da millenni, da ben prima che inventassimo questi geni di plastica e silicio, e che continuerà a esistere anche dopo che noi ce ne saremo andati, con buona pace degli algoritmi, della statistica e compagnia bella! Io, Rosanna e Mario abbiamo smesso di discutere e abbiamo fatto pace... Ora però non sappiamo che bottiglia stappare! Chi ci da un consiglio?

     

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