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  • "Non ci sono più i tappi di una volta!". Fra sughero, plastica e tappi a vite, fra tradizione, perdizione e... Provocazione!

     

    Il vino: lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza” (Gustave Flaubert)

    Il tappo di Sughero: insostituibile alleato o dogma superato? Il tappo di Sughero: insostituibile alleato o dogma superato?

    In pochi hanno raccontato il vino come Flaubert. Forse Baudelaire, Rimbaud e la musica sincopata dei Kinks (ma non date troppa retta al testo!)... Eppure del vino c'è ancora un piccolo universo da raccontare: abbiamo parlato dei tappi e dei cavatappi... Approfondiamo!

    L'abbiamo sentito, letto e forse detto tutti almeno una volta nella vita: il tappo della bottiglia di vino deve essere di sughero! Guai a chi osa portare a una cena da amici una bottiglia di vino con un tappo sintetico o peggio... Un tappo a vite! Ma... Perché il tappo della bottiglia di vino deve essere di sughero?

    La storia del tappo

    La tradizione vuole che il primo a usare un tappo in sughero per una bottiglia sia stato Pierre Pérignon. Sì, quel Pérignon: quello dello Champagne! Si racconta che l'illuminazione lo colpì sulla via del pellegrinaggio: i pellegrini infatti partivano per il viaggio con borracce tappate proprio con il sughero. Perché non usarlo per tappare le sue bottiglie di champagne, quindi?

    Dal XVII secolo ad oggi il tappo in sughero è diventato quasi un dogma: non puoi eliminarlo senza che si scateni un putiferio. Ma perché qualcuno pensa di sostituire i tappi in sughero con soluzioni in silicone o peggio... Con i temibili tappi a vite?

    Perché la produzione dei tappi in sughero è lunga, costosa e tecnicamente superata. Lo so, suonerà quasi come un bestemmia alle orecchie di esperti bevitori, e Mario che è Sardo mi ha bacchettato tante volte... Ma non posso più tacere!

    La produzione dei tappi in sughero

    «Per fare il legno ci vuole l'albero...» cantavamo all'asilo. Per fare il sughero, ci vuole la sughera. Si tratta di una quercia, longeva e resistente, originaria dell'area mediterranea... Che richiede decenni per dare il sughero! Cominci a capire quale sia il problema con i tappi in sughero?

    Mario per raccontarmi la storia del suo primo figlio, Antioco, finisce per raccontare la storia della sua sughereta piantata nel 1990, poco prima della nascità di Antioco. I semi hanno germogliato mentre Antioco imparava a dire babbu e i germogli sono diventati una piccola pianticella quando Antioco già camminava da un po'. le pianticelle hanno preso a crescere mentre i capelli di Mario si diradavano e sul volto di Antioco i baffetti diventavano una folta barba.

    Antioco si è diplomato nel 2009 e lo stesso giorno ha aiutato il padre a fare il primo raccolto di sughero... Il sughero maschio, quello inutilizzabile! Pieno di difetti, irregolare...

    «Almeno la pianta non è malata!» ha pensato Mario. E intanto Antioco è cresciuto ancora ed è arrivato a quell'età in cui si comincia a preoccuparsi anche del resto delle cose e non solo di se stessi: Mario aveva finalmente compagnia nell'attesa di quel sughero che sembrava farsi aspettare più della neve a natale! Intanto Antioco ha deciso di andare in continente, a cercare fortuna, e Mario ha cominciato a scattare delle foto a quelle querce e a mandarle ad Antioco, ogni giorno, per fargli vedere che il loro lavoro lentamente dava delle soddisfazioni. Ci sono voluti altri sei anni per poter incidere di nuovo la corteccia e cogliere così il sughero femmina, quello buono. 25 anni solo per ottenere il sughero grezzo...

    ... E ancora tanto lavoro da fare! Un padre non si lamenta dell'attesa, questo ha insegnato Mario a suo figlio Antioco: un papà è orgoglioso quando dopo 25 anni un figlio diventa finalmente grande. Così il sughero lo accogli con una festa!

    Senza il sughero, però, quali alternative abbiamo?

    I tappi del nuovo millennio

    Il sughero è rimasto il protagonista incontrastato per le sue caratteristiche uniche: la sua impermeabilità all'ossigeno permette di mantenerne sotto controllo il livello a contatto con il vino. Ma la tecnologia si è messa di traverso e ha saputo darci qualche risposta anche a questo problema! I nuovi tappi sintetici riescono ormai a riprodurre le caratteristiche dei tappi in sughero nel medio-lungo termine! E per le bottiglie che non sono destinate all'invecchiamento è universalmente accettato l'utilizzo dei tappi a vite... Qualcuno inorridirà ma superato il legame emotivo con il sughero possiamo accettarlo!

    L'opinione di Franz Haas

    Franz Hass è un famoso viticoltore che da decenni studia il problema dei tappi di sughero. Non è contento della chiusura con tappo di sughero: utilizza fornitori diversi ma molti suoi vini vengono alterati dal sughero. Ovviamente non tutti hanno il cosiddetto sentore di tappo, ma si tratta in genere di piccole alterazioni che comunque modificano gli aspetti originali del vino.

    Qualche hanno fa decise di proporre una degustazione con doppia bottiglia. Tutti i vini proposti vennero serviti sia da una bottiglia tappata a sughero sia da una tappata a vite. L'obiettivo era trovare le differenze e decidere una volta per tutte se il tappo a vite potesse o meno sostituire il tappo di sughero. I partecipanti, perlopiù contrari ai tappi a vite, si sono ritrovati in un viaggio di scoperta che li ha portati infine... Ad avere ancora più dubbi di prima! Infatti non solo la qualità dei vini invecchiati in bottiglie tappate a vite non era da meno di quella dei vini tappati a sughero, ma i diversi tappi tendevano a far risaltare caratteristiche diverse.

    Dunque non abbiamo la risposta che cercavamo, siamo lontani da qualsiasi forma di verità.... Ma come dice sempre Mario a suo figlio Antioco: «La verità lasciamola agli accademici, noi accontentiamoci di stappare una bottiglia e prima di versare... Annusiamo il tappo!». Il mio dubbio è: se stappassi una bottiglia di Pinot Nero Schweizer di Franz Hass, tappata a vite... Il tappo lo dovrei annusare comunque?

  • Juliette Colbert: la Marchesa del Barolo che voleva cambiare il mondo

     

    Non basta punire il malvagio togliendogli la libertà di fare il male. Bisogna insegnarli a fare il bene. (Juliette Colbert)

    La Marchesa del Barolo, Juliette Colbert La Marchesa del Barolo, Juliette Colbert

     

    Bevendo un bicchiere di Picolit la scorsa settimana Rosanna mi ha raccontato la storia di Juliette Colbert. Io e Mario all'inizio facevamo battutacce ma poi ci siamo fatti seri: ci credi che questa storia ti farà leggere fino alla fine come la prima volta che ti hanno fatto leggere di Luigi Veronelli?

    L'invenzione del Barolo e l'unità d'Italia

    La storia di Juliette nasce con il matrimonio con Carlo Tancredi Falletti di Barolo: siamo nel risorgimento Italiano, in piena rivoluzione del pensiero... E del vino! Le coordinate sono Piemonte, 1800, Nebbiolo: il vino a lungo termine non esiste ancora però c'è chi ce l'ha giò in testa. Camillo Benso Conte di Cavour incontra la Marchesa Colbert, vuole giocare con l'uva Nebbiolo... Perché?

    Il Nebbiolo prima dell’arrivo del Conte e della Marchesa Colbert, si presentava come un vino difficile da conservare a lungo. Camillo si concentra su questo problema: come creare un vino che duri a lungo e che possa competere con i cugini francesi di Borgogna e Bordeaux?

    Il Conte e la Marchesa nel 1840 decisero di coinvolgere l'enologo Louis Oudart: partendo dal nebbiolo riuscì a migliorare la tecnica di fermentazione e ottenne un vino secco, di lungo affinamento, il Barolo!

    Sono molte le storie che circolano sul Barolo e sulla Marchesa. Si narra che fu lei a convincere Napoleone III a sostenere l'indipendenza Italiana, grazie al suo fascino, alla diplomazia e... A una cassa di Barolo! Il successo del Barolo è definitivamente sancito dall'incontro con la corte dei Savoia. La leggenda vuole che la Marchesa presentò il vino ai Savoia su espressa richiesta di Carlo Alberto. La Marchesa non solo fece assaggiare il vino al Re, ma allestì uno spettacolare carosello di carri, si dice uno per ogni giorno dell'anno, carichi di vino per promuovere il suo Barolo.

    Juliette la Santa

    La Marchesa aveva una naturale predisposizione al bene. In questo, il matrimonio con il Marchese del Barolo fu quasi inevitabile: entrambi consideravano propria missione aiutare il prossimo. Durante l’epidemia di colera del 1835, Juliette e Tancredi furono in prima linea per dare il loro contributo: mentre tutti scappavano, loro rientrarono in città per portare aiuto. È famoso uno scambio con Silvio Pellico (loro ospite dopo la prigionia) in cui Tancredi confidava la preoccupazione per la moglie esposta al contagio: “Dal principio della nostra conoscenza l’ho sempre amata tanto, ma ora l’amo ancora di più”.

    Juliette si occupò in particolare delle carceri, anticipando di molto i valori che oggi sono diritti costituzionali: il giusto processo e gli effetti rieducativi della pena. Considerava il carcere come un ospedale delle anime, da lì era convinta che si potesse e si dovesse uscire avendo appreso gli strumenti per crearsi una vita nuova e migliore.

    Alla morte di Juliette il patrimonio di famiglia e quindi anche la produzione di vino venne ereditato dall’Opera Pia Barolo che la stessa marchesa fondò per garantire un futuro alle sue tenute e alle tante opere benefiche della Marchesa e di suo marito. Il brindisi di oggi lo facciamo alla loro salute e alla loro memoria... Con un buon bicchiere di Barolo, naturalmente!

  • Buon compleanno Luigi Veronelli! Enologo, filosofo, innovatore: cento vite in una

     

    Il vino è il canto della terra verso il cielo. Ha i suoi tenori e i soprano, contadini – agricoltori se volete – e contadine che lavorano le vigne e ne vinificano le uve, con tutta la fatica, l’intelligenza e la passione che vigna e vino esigono. (Luigi Veronelli)

    Luigi Veronelli, il papà del vino Luigi Veronelli, il papà del vino

     

    C'è una cosa su cui io, Mario e Rosanna siamo d'accordo: Luigi Veronelli – Gigi – è il solo e unico papà del vino per come lo conosciamo oggi. La discussione della scorsa settimana si è conclusa così: con un bicchiere di Picolit (quello della sua amata Contessa Perusin!) e un brindisi alla memoria di un grande filosofo dell'enogastronomia.

    Il 2 febbraio Gigi avrebbe compiuto 92 anni: lui che aveva promesso di vivere fino a 103 anni, lui che aveva già deciso di stappare una bottiglia di Porto Quinta do Resurressi del 1926 in punto di morte, lui che aveva le parole giuste per tutto, spero mi aiuti a trovare le parole giuste per lui.

    «C' era una manifestazione di contadini per il prezzo delle uve, i finanziamenti del governo non arrivavano mai, sul palco delle autorità s' erano alternati il bianco, il nero, il rosso, il verde. Vai su anche tu, che sai cosa dire, mi fece Giacomo Bologna, il grande Giacomo, quello che m' ha insegnato che senza gioia e serenità il buon vino conta nulla. Io salii sul palco e dissi: vi hanno servito un sacco di balle, se volete farvi sentire fate come gli operai, bloccate l' autostrada o la stazione. Così bloccarono la stazione ferroviaria, mentre io ero al ristorante, ma istigatore restavo. E comunque i finanziamenti arrivarono dopo pochi giorni». Questo è il racconto di quella volta che nel 1980 Veronelli si beccò sei mesi di carcere per istigazione a adunata sediziosa. Aveva sempre le parole giuste lui: per cambiare il mondo e per raccontarlo.

    Cento vite in una

    Filosofo

    Studi classici, passione per la filosofia. Fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè e collaboratore di Lelio Basso.

    Editore

    Di poesia, filosofia, politica. Nel 1957 viene condannato a tre mesi per pubblicazioni oscene: fu il primo editore italiano a pubblicare Sade e il suo fu l'ultimo rogo di libri fatto dalla censura. «E sì che come primo editore italiano di Sade avevo scelto le pagine meno pepate. I libri bruciavano e io battevo le mani, sotto gli sguardi ostili dei pochi presenti.»

    Anarchico

    Anarchico sin dal 1946, quando sentì le parole di Benedetto Croce ad un corso di filosofia politica. Per lui l'anarchia non era solo un concetto astratto: «La gastronomia è l'atto del giudizio che separa ciò ch'è materialmente buono da ciò che buono non è. I grandi vini [...] sono puri, razionali e armonici, quindi, per definizione, anarchici.» Famosa la sua crociata contro la CocaCola, che non indicava tutti gli ingredienti in etichetta. Di lui, Angelo Pagliaro disse «Come Fabrizio De André, Leo Ferrè, George Brassens anche Luigi Veronelli era un libertario, un uomo colto, senza dogmi, senza ipocrisie, in perenne lotta contro le armate schiaviste delle multinazionali.»

    Scrittore

    Collaboratore del quotidiano Il Giorno per più di vent'anni, scrisse su tutte le grandi testate italiane e su molte straniere. Lo stile polemico e provocatorio lo rende subito popolare. Scrive più di cento libri... Sempre rigorosamente a mano! Non amava i computer, non li capiva, ma alla fine arrivò a rispettarli. Leggendaria, la volta che chiese di fare una ricerca su internet in prima persona: resistette meno di un minuto davanti alla tastiera prima di rinunciare («non solo non so dov'è la v doppia sulla tastiera, ma che italiano è?»). Disse di amare gli hacker, accomunati ai contadini: entrambi, per lui, sono «sovversivi che salveranno la terra».

    Autore e conduttore televisivo

    La televisione ne aumenta la fama: dal 1970 al 1977, di grande ascolto, A tavola alle 7, sul primo canale; nel 1979, il Viaggio Sentimentale nell’Italia dei Vini, serve al lancio del terzo canale televisivo e realizza l’aggiornamento, di denuncia, della viticoltura italiana; La meridiana, 1982, e Il bel mangiare, 1986, altre trasmissioni di successo. È proprio al lavoro su uno dei suoi programmi, discutendo su quale ordine fosse il migliore per raccontare i diversi vini d'italia, che codificò pubblicamente l'unico ordine possibile, quello alfabetico: il più asettico, il più corretto.

     

    L'ABC di Gigi

    Ed è in rigoroso ordine alfabetico che hanno deciso di ricordarlo, e raccontarlo, Gian Arturo Rota e Nichi Stefi ne "Luigi Veronelli – La vita è troppo breve per bere vini cattivi", Giunti Editore. Dalla A di Alfabeto e Anarchia fino alla Z della fine che è solo un nuovo inizio, passando per la C di Contadini, la D di Denominazioni Comunali (fu lui il primo a promuoverle), la N di naso («sua nasità», così lo ribattezzò Gianni Mura), la S di Sorella acqua, la U di Utopia. Una biografia che raccoglie una vita di parole dette, vini raccontati e racconti scritti perché Gigi aveva una cartezza: «Vivere è comunicare, comunicare è vivere».

  • La matematica del vino perfetto: un risultato impossibile o le macchine sorpasseranno l'uomo?

     

     

    Pure la matematica è, a suo modo, la poesia di idee logiche. (Albert Einstein)

    La matematica del vino La matematica del vino

    Cosa c'entra la matematica – il cui solo ricordo mi fa venire gli incubi con protagonista la mia professoressa delle medie – con il vino? Ho chiesto a Mario, il mio amico Sardo che beve solo vino rosato ed è negato con la tecnologia. Mario è stato categorico: «La matematica non c'entra niente! Lascia i numeri e i computer alle banche, noi seguiamo il nostro istinto per fare il vino!»... Mario è fatto così!

    Questa volta, però, ho preferito chiedere un secondo parere: quello di Rosanna, una cara amica, mia e di Mario. Rosanna, al contrario di Mario, la tecnologia se la mangia a colazione, e sulla matematica e il vino ha le idee più chiare delle nostre: «Ormai non si può pensare di fare il vino senza un buon algoritmo!», ha sentenziato versandomi il secondo bicchiere di Pinot Nero.

    ... Ma che cavolo è un algoritmo, cosa ci faccio con i numeri per far crescere l'uva e soprattutto... Devo ascoltare Rosanna oppure Mario ha ragione?

    Una questione pragmatica

    Qual è il miglior momento per la semina della vita? Devo tenere conto del meteo dei 3 mesi precedenti, dell'altimetria e dell'umore di mio zio nei prossimi 60 giorni? A che ora devo innaffiare, quale percentuale di minerali è ottimale, con che pressione far uscire l'acqua? Sembrano domande assurde (e mio zio mi perdonerà, del suo umore possiamo fregarcene!) ma sono pressoché infinite le variabili che portaranno un vitigno a dare un buon vino... E chi se la prende la responsabilità di prendere così tante decisioni? Per secoli sono stati gli uomini, con l'istinto e l'incoscienza che solo l'urgenza può donare, a scommettere e vincere la sfida del buon vino. Oggi, invece, abbiamo dei nuovi compagni: analisti del software, statisti, meteorologi, matematici, tutti uniti per lo sviluppo di potenti programmi che rispondono alle domande fondamentali, per creare il vino perfetto.

    Sfatiamo quindi l'immagine poetica del contadino, con le maniche arrotolotate, che ogni giorno tasta l'uva, chicco per chicco, la annusa e una volta alla settimana la assaggia, e dal nulla esclama «È pronta per la vendemmia!». Ormai ci pensano i computer! Tra i software più conosciuti, Algo-Wine di produzione italo-tedesca e VinX2 dall'Australia, con fatturati di decine di milioni e una responsabilità sulle spalle più pesante delle Colonne d'Ercole: permettere ogni anno la produzione di vini perfetti!

    Dov'è finita la magia?

    Sembrerà poco poetico, spegnerà il romanticismo, ma in una società dove il consumatore pretende sempre di più, la concorrenza è spietata e il minimo errore è la miccia che innesca il linciaggio sui social, nessuna azienda può permettersi di sbagliare. In questa grande lotta al vino perfetto, ci dovremmo forse domanda se la perfezione esiste...

    Vince la modernità o perde il consumatore, che a forza di pretendere la perfezione si perde il gusto delle cose semplici? Non esiste una risposta corretta, solo molte verità soggettive. La storia viene in nostro soccorso, ricordandoci che il vino esiste da millenni, da ben prima che inventassimo questi geni di plastica e silicio, e che continuerà a esistere anche dopo che noi ce ne saremo andati, con buona pace degli algoritmi, della statistica e compagnia bella! Io, Rosanna e Mario abbiamo smesso di discutere e abbiamo fatto pace... Ora però non sappiamo che bottiglia stappare! Chi ci da un consiglio?

     

  • Nella botte piccola c'è il vino buono: 6 "botti piccole" che hanno fatto la storia... +1!

     

    Una botte di vino può realizzare più miracoli che una chiesa piena di santi. (Antico proverbio)

    Nella botte piccola... C'è il vino più tenero! Nella botte piccola... C'è il vino più tenero!

    Nella botte piccola c'è il vino buono: quante volte abbiamo sentito questo proverbio? Magari dopo aver lanciato una frecciatina a quell'amico che mette le suole rialzate...

    Ma che c'entra il vino? I viticoltori spesso conservano la parte del vino definita più buona in botti molto piccole, per preservare il sapore. Ok, ma... Che c'entra con il mio amico basso? Prendiamo il nostro amico Mario (ne abbiamo parlato la scorsa settimana): gli piace il vino rosato, non se ne intende di tecnologia... Ed è Sardo! È nato a Villagrande Strisaili, il paese che detiene il record di uomini centenari in Europa. Merito di più fattori, tra cui la dieta mediterranea e una vita sociale vivace, ma gli esperti si spingono a ipotizzare che anche l’altezza media degli abitanti conti: circa 1 metro e 60 cm per la generazione più vecchia. Tra i "vecchietti" sardi i più alti hanno vissuto circa due anni in meno rispetto ai vicini più bassi.

    Quind in Mario è la botte piccola con il vino buono! Tiriamo fuori dal cappello qualche altro esempio?

    Cosa ci dice la storia?

     

    Nella storia troviamo dozzine di esempi di persone che hanno fatto grandi cose! A volte terribili, a volte poetiche e meravigliose... Tutte persone in "scala ridotta"!

     

    Napoleone Bonaparte – classe 168cm

    La storia ha rivalutato la sua altezza: sembra infatti che all'epoca l'altezza media fosse minore ma ma dall'alto dei suoi 168cm ha cambiato il mondo: prima ufficiale d'artiglieria e poi generale, fine stratega, rivoluzionò l'arte della guerra e il sistema giuridico. Esiliato due volte, all'Isola d'Elba e all'Isola di Sant'Elena, alla sua salute consiglio di bere un bicchiere di Ama del 2015 della Toscana Castello di Ama.

    Margaret Thatcher – classe 166cm

    Politica tenace, prima donna primo ministro del Paese, venne soprannominata "Lady di Ferro". Lodata e criticata dalla storia e dall'opinione pubblica, forse il personaggio più controverso della politica del novecento. Lo sapevi che la "Iron Lady" di molte copertine degli album degli Iron Maiden è ispirata a lei? E allora versiamoci un sardissimo Montessu 2013 della cantina Agripunica (alla salute di Mario!)

    Marie Skłodowska Curie – 153cm

    La scienziata più importante del mondo moderno, morta a causa dei suoi studi e delle sue importanti scoperte sulle radiazioni. Vincitrice di ben due premi Nobel, prima donna a diventare insegnanti alla Sorbona. Mi piace pensare a lei che brinda per il Nobel, due volte, con un vino dolce, e noi brindiamo una terza volta con un Picolit 2008 della cantina Jermann.

     

    ... E lo spettacolo?

    Il cinema ci ha abituati a vedere tutto con una prospettiva più ravvicinata (sapremmo contare i peli del naso di Alan Rickman!) ma quanto sono alti i nostri personaggi preferiti?

    Emily Raratajkowski – 170cm

    Supermodella, attrice, forse la donna più bella del mondo dello spettacolo. Lo so, è una questione di gusti ma ormai non diciamo più Claudia Schiffer per dire bellezza: sussurriamo con gli occhi spalancati Emily Raratajkowski! Dedicato a lei il prossimo bicchiere di Fiano di Avellino della Campana Mastroberardino.

    Sylvester Stallone – 170cm

    L'uomo che incarna la definizione del vero duro: Rambo, Rocky... Quanto è alto un eroe? Bastano 170cm! E allora stappiamo la nostra bottiglia di Carmenero 2004 della cantina Ca' del Bosco, alla sua salute!

    Prince – 157cm

    L'uomo più desiderato degli anni '80 e '90, cantautore formidabile, chitarrista di grande fama. Componeva, arrangiava, produceva, cantava e suonava i suoi lavori. È stato un precursore della vendita on-line, molti suoi lavori sono acquistabili solo sul web (Mario dice che un po' gli ricordo lui!). Serve una prova della sua grandiosità? Freddie Mercury era un suo grande fan! Alla salute di Prince e di Freddy stappiamo una bottiglia di Costadolino rosato (Affrettati: Disponibili le ultime 4 bottiglie!) della cantina Maculan ascoltando il suo capolavoro Kiss!

    E la botte più piccola del mondo è...

     

     

    È la voce di Tim Storms! Considera la più bassa del mondo: copre un'estensione di dieci ottave e detiene il record per la nota più bassa mai cantata! Non te l'aspettavi? Lo so, ci sono tantissimo botti piccole che avremmo potuto citare e raccontare ma non tutte hanno dentro il vino buono... E la tua preferita qual è?

     

  • Le donne del vino: l'associazione di quelle che lo fanno e i gusti di quelle che lo bevono

     

    Nessuno può obbligarti a sentirti inferiore senza il tuo consenso. (Eleanor Roosevelt)

    Donne e vino Donne e vino

     

    Donne e vino: un binomio così intriso di luoghi comuni che per parlarne sarà necessario prima strizzarlo bene! Pronti? Cominciamo!

    • Chi compra più vino: uomini o donne? Ebbene sì, sono le donne a comprare più vino, con un picco dell'83% negli USA!
    • Le donzelle preferiscono il bianco? FALSO! I numeri dicono il contrario: le donne preferiscono il rosso!
    • I produttori, i sommelier e gli intenditori sono uomini? Tanto tempo fa! Oggi le donne fanno lavori legati al vino alla pari degli uomini, con numeri che oscillano fra il 30 e il 40% in Italia.

    Questi sono solo alcuni dei numeri e dei cliché svelati dall'enologo Julien Miguel a fine 2016.

    Ora che abbiamo spazzato via i pregiudizi possiamo dirlo...

    Il genere non è una categoria statistica!

    È una verità a cui non possiamo più sfuggire: non ha senso riferire gusti, attitudini e trend in base al genere. È come dire che chi si chiama Mario preferisce il vino rosato! Magari un tuo amico che si chiama Mario beve solo Serralori Rosato della cantina Argiolas. Lui preferirà anche il vino rosato, ma non puoi mica dire che tutti i Mario hanno gli stessi gusti!

    Mettiamo che il tuo amico Mario che beve solo Serralori Rosato della cantina Argiolas, è anche uno che non capisce un tubo di tecnologia. Mario non riesce neanche ad accendere un computer, figurarsi usare il touch screen di uno smartphone! Per questo credi si possa dire che tutti i Mario del mondo sono incapaci con la tecnologia e quindi sarebbe meglio assumere gli Andrea nelle aziende della Silicon Valley?

    Ecco, è più o meno questo il ragionamento: le donne (e i Mario) non sono una categoria statistica. Dunque: perché le donne non dovrebbe lavorare con il vino?

    Le Donne del Vino

    L'associazione Le Donne del Vino nasce nel 1988 proprio con questo obiettivo: la formazione e la valorizzazione del ruolo della donna imprenditrice nel settore vitivinicolo ed enoturistico.

    La prima uscita ufficiale dell’Associazione è al Vinitaly 1988: mentre il Salone dell’Oliva diventava SOL e nasceva il Salone della Grappa, del Brandy e dei Distillati, una ventina di socie piantava le fondamenta di un gruppo che oggi conta più di 750 iscritte.

     

    Le Donne del Vino Le Donne del Vino

     

    Gli obiettivi sono strettamente legati all’aspetto professionale: la realtà varia e complessa del vino esige che gli addetti ai lavori considerino impegno sociale la diffusione della conoscenza del prodotto e del suo interagire con il mondo esterno, non solo dal punto di vista agricolo e commerciale.

    Non solo viticoltrici e cantiniere, anche ristoratrici, enologhe, giornaliste, responsabili di comunicazione e marketing. Donne che pensano, fanno, gestiscono, vendono, giudicano e consigliano il vino.

    Parlavamo di loro la scorsa settimana, di quella volta che hanno premiato lo chef Gualtiero Marchesi come personaggio dell'anno 2017. Ma l'associazione non ha solo un ruolo istituzionale: si impegna a trecentosessanta gradi nella promozione della cultura del vino con corsi, eventi di promozione per addetti ai lavori e per il pubblico, con una rete nazionale e internazionale, attraverso grandi iniziative benefiche e qualche sana serata di gala!

    Il brindisi di questa settimana facciamolo dunque alla salute de Le Donne del Vino. Beviamo un bicchiere di Serralori Rosato della cantina Argiolas, alla loro salute e... Alla salute dell'amico Mario!

  • "Il vino fa schifo!": Gualtiero Marchesi aveva ragione?

     

    Io sono più un bevitore di cognac, sono troppo impaziente per amare il vino. Se devo ubriacarmi non ci voglio mettere tutta la sera. (Max Skinner, Un'ottima annata)

    Gualtiero Marchesi: "Il vino fa schifo!" Gualtiero Marchesi: "Il vino fa schifo!"

     

    «Che devo fare, il vino mi fa schifo», così parlò Gualtiero Marchesi, maestro della cucina mondiale, in un'intervista del 2016. Prima di imbracciare la tastiera e sparare commenti al veleno, prima di organizzare marce e proteste nelle strade, prima di andare a cercare la sua tomba per profanarla... Ricordiamo chi è stato Gualtiero Marchesi, così, per creare un po' di contesto e raffreddare i bollenti spiriti!

    Gualtieri Marchesi, il maestro dei maestri

    Lo Chef Marchesi è scomparso da pochi giorni e si è subito scatenata la gara delle lodi e degli attestati di stima: Antonino Cannavacciuolo, Iginio Massari, Davide Oldani e tanti altri. Ma non è sempre stato così. Nato a cavallo fra le due Grandi Guerre nel pavese, figlio di ristoratori, si è formato nelle scuole e nelle cucine di Svizzera e Francia, prima di tornare in Italia e aprire il suo primo ristorante. Prima stella Michelin nel 1978, primo in Italia a ricevere le tre stelle nel 1986. Il primo a pensare la cucina come un'arte, alla pari di pittura, musica, scultura e poesia.

    E poi il primo a mettere in discussione l'autorità della Guida Michelin, rifiutando le stelle: « [...] Quando, in giugno, polemizzai con la Michelin lo feci per dare un esempio; per mettere in guardia i giovani, affinché capiscano che la passione per la cucina non può essere subordinata ai voti. So per certo, invece, che molti di loro si sacrificano e lavorano astrattamente per avere una stella. Non è né sano, né giusto ». E ancora, impegnato nella diffusione delle pratiche di antisoffocamento a tavola, tanto da essere premiato dall'associazione Le Donne del Vino (a proposito, parleremo di loro la prossima settimana!) come personaggio dell'anno 2017. Sono solo alcune delle storie che potremmo raccontare sul Marchesi uomo e chef.

    E del vino che dice Gualtiero?

    Nell'intervista incriminata Marchesi confessa di non bere alcolici da quasi vent'anni e continua sul vino: «Tutti parlano del vino, e nessuno s'interessa al piatto. A Erbusco non facevo uscire le pietanze finché i camerieri non avevano fatto sparire i bicchieri. Al limite, permettevo di servirlo in modo che non disturbasse, tra una portata e l'altra».

    Marchesi non le ha mai mandate a dire, anzi! Uomo dalle opinioni forti, senza peli sulla lingua, ha sempre avuto le parole giuste sia per i massimi sistemi sia per le piccolezze della vita. Qualcuna delle sue uscite più celebri, in ordine sparso:

    • «Alla festa per i miei ottant’anni ho mangiato da Cracco. Come ho mangiato? Non mi ricordo»
    • «Posso dirla brutalmente? Guardando Masterchef s’imparano le cagate. Non si cerca l’essenza, la qualità, la materia. Bisogna esaltare la materia, non se stessi»
    • «I clienti peggiori sono gli ignoranti. Dice Toulouse Lautrec che la cucina non è destinata agli incivili, ai rozzi e ai filistei»

    Forse sul vino, tutto sommato, Marchesi è stato gentile!

    Linciaggio per Marchesi: sì o no?

    Dipende. Siamo disposti insieme a lui a prendercela con la maggior parte degli chef del mondo moderno? Perché la verità è che... Tutti gli chef odiano il vino!

    «[...] Per un ristoratore il vino rappresenta una palla al piede, un capitale fermo amministrato dall’unica figura professionale di cui il patron di un ristorante farebbe volentieri a meno: il sommelier», riassume Antonio Tomacelli dopo l'intervista allo chef Marchesi.

    Dunque che fare? Accettare passivamente che gli chef non ci capiscono, insorgere e piegarli al nostro volere in una sorta di purga staliniana o inventarci un mondo nuovo, dove il vino acquista la sua indipendenza? Perché non farlo diventare una portata a se stante all'interno del pasto?

    Il vino protagonista e il vino che accompagna: due approcci, due stili, due opportunità. Tu cosa ne pensi?

    ... E Gualtiero? Il Maestro non era un mostro e neppure un santo e, considerato ciò che ha fatto nella vita, direi che qualche parola di troppo gliela possiamo perdonare! E forse possiamo berci un bicchiere, alla sua memoria, con un brindisi a distanza: il brindisi più grande per lo chef più grande.

    Io stappo una bottiglia di Ruit Hora Bolgheri 2014 della cantina Caccia al Piano alla sua memoria. E tu? Fammelo sapere qui sotto, nei commenti!

  • Dopo le feste la dieta... Ma posso bere il vino e dimagrire?

    Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare. - George Bernard Shaw

    Ma posso bere il vino per dimagrire? Ma posso bere il vino per dimagrire?

    Il natale è la gioia delle famiglie... E l'incubo della bilancia! Non abbiamo finito di scartare i regali e già pensiamo ai chili presi, a quelli da smaltire e a quanto mangeremo il prossimo natale! Finite le feste arriverà lei: la dieta! Prepariamoci per tempo: chi ben comincia è a metà dell'opera. E con le domande giuste otterremo le risposte giuste... Forse!

    Sei a dieta e non vuoi rinunciare ai piccoli piaceri della vita? Un buon bicchiere di vino è concesso a chi vuol buttare giù quegli ultimi due chili? Hai mangiato del cioccolato e stai pensando di innaffiarlo con un bicchiere di rosso? Sei indeciso su quanti brindisi fare per le feste, e cominci a temere di doverli fare con l'acqua?

    Sei nel posto giusto! Oggi risponderemo alla domanda: è possibile dimagrire bevendo vino? E la risposta è... Ci piacerebbe!

    Sappiamo che non è possibile fare una dieta in cui tutto è permesso, ma non è certo colpa del vino! È stato stimato che un grammo di alcol corrisponde a 7 calorie. Ma prima che tu imposti una complicata equazione per calcolare quando bere un po' di vino sentiamo i pareri degli esperti!

    A dieta vino sì o vino no?

    I dietologi sono concordi: al massimo è consentito un bicchiere di vino rosso al giorno. Il contenuto di antiossidanti lo rende addirittura utile! Vietati gli altri alcolici e, soprattutto, i superalcolici! Ma questo ormai lo sappiamo tutti... Vero?

    Dunque: organizziamo i nostri brindisi da qui alla fine dell'anno con oculatezza e arriveremo all'incontro con la bilancia a cuor leggero!

    Oggi per chi nel piatto ha del buon pesce, godiamoci un bicchiere di bianco: un Les Enfats di Villa Russiz è la scelta giusta. In previsione del Capodanno ci vorranno delle bollicine, e allora buttiamoci su un classico: uno Champagne della cantina Philipponat! E per chi preferisci il rosso in ogni stagione un buon bicchiere di Rosso della Casa della cantina Loredan Gasparini "Venegazzù".

    Abbiamo il nostro bel programma fino alla fine dell'anno... Pronti per il nuovo anno: buon vino e buone feste!

     

  • I Brindisi del Vino: alla salute!

     

    Brindo all’attimo in cui mi lasci senza parole, a quando ti guardo e le ritrovo tutte in aria a far capriole. (@parlodasola)

    Brindisi! Cin cin! Prosit! Alla tua! Brindisi! Cin cin! Prosit! Alla tua!

     

    Sfatiamo subito un mito: la città di Brindisi non c'entra nulla! Il nome Brindisi deriva dall'antico termine dei popoli pugliesi, che significa cervo... Oppure no? Brindisi era il porto principale del meditarraneo, all'epoca dei Romani. Quando i marinai scorgevano all'orizzonte quel porto escalamavano "Brindisium!", urlo di gioia che precedeva di poco i bicchieri ricolmi di vino per essere di nuovo tornati a casa sani e salvi.

    Allora da dove arriva il brindisi, davvero? Ci sono molte teorie e molte storie. Perché in ogni angolo di mondo il brindisi è qualcosa di unico e diverso. Anticamente in Inghilterra si brindava con del pane speziato, che copriva l'acidità del vino: ed è ecco che il brindisi inglese si chiama toast. In Italia il brindisi è accompagnato dall'esclamazione cin cin: c'è chi di che derivi dal tintinnio dei bicchieri ma in verità si tratta di un termine cinese (che significa prego prego) che i militari hanno esportato dai porti cinesi in tutta europa!

    Il Brindisi è un simbolo

    Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico. (Molière)

    Prosit, in latino, significa letteralmente “sia di giovamento”. È un’esclamazione usata principalmente nei paesi del Nord Europa. La parola è usata anche in campo liturgico al rientro in sacrestia, dopo la conclusione della Messa, dai ministranti verso il celebrante, il quale risponde con “Deo gratias vobis quoque“. E fu proprio brindisi il simbolo scelto dai primi cristiani: S. Ambrogio narra di brindisi non alla salute dei vivi ma alla memoria dei martiri e dei santi.

    Il brindisi è un simbolo di libertà. Evariste Galois, rivoluzionario Francese, propose un brindisi in onore al Re impugnando al posto del calice un coltello: venne arrestato e divenne simbolo della rivoluzione. In Ungheria ancora oggi è vietato brindare con la birra: perché gli austriaci brindavano con la birra quando uccisero i rivoluzionario che volevano liberare il paese.

    Il brindisi è un simbolo di pace. Il gesto di brindare, secondo varie leggende, serviva a fare in modo che i calici si toccassero e che le bevande si mischiassero. In questo modo se la bevanda di uno era avvelenata avrebbe avvelenato anche quella dell’altro, risultando l’atto, di fatto, una garanzia per l’invitato a bere.

    Infine il brindisi è diventato un modo per dissacrare! A partire dal '900 i brindisi sono strumenti dissacratori, improvvisati durante le feste e le ricorrenze... "Chi non beve con me, peste lo colga!" è il famoso brindisi che fece scalpore nel 1942, nel film "La cena delle beffe"!

    Oggi cos'è il brindisi?

    Le regole del brindisi oggi...

    Sia benedetto chi per primo inventò il vino che tutto il giorno mi fa stare allegro. (Cecco Angiolieri)

    Oggi il brindisi è un gesto tradizionale ma non ha più quel carico di significato... Qualche regola di bon ton ci farà comunque bene!

    Stappare col botto? Far saltare il tappo di una bottiglia di bollicine è severamente vietato... Capodanno a parte!

    Vietato tintinnare i bicchieri mentre è caldamente consigliato guardarsi negli occhi... Meno frastuono, più intimità!

    E il brindisi è presto fatto! Un consiglio lo posso aggiungere: brindare è prima di tutto arte dell'eloquio! Allora brindiamo alle belle cose, alle belle persone che brindano con noi, alla memoria di quelli che vogliamo ricordare... E a quel che stiamo bevendo!

    ... Ma cosa stappo per brindare?

    Diamoci all’ozio in tutto, tranne che nell’amore e nel bere. (Gotthold Ephraim Lessing)

    Abbiamo le regole per fare il brindisi perfetto e qualche idea da rubare... Ma cosa stappiamo per le feste? Non temere! Abbiamo idee regalo per tutti i gusti... E anche un bell'articolo con il decalogo della bottiglia di vino in regalo perfetta! Vuoi un suggerimento al volo? Oggi ti consiglio un MOËT IMPÉRIAL ORO!

  • Fasi Lunari e Vino: tra scienza e credenza popolare cosa scegli nel 2017?

     

    Un quarto di luna, un quarto di vino, un quarto di ora, per quel quarto che manca a completare un semplice Tutto. (Alfredo Colella)

    Le fasi lunari e il vino: tra mito e leggenda Le fasi lunari e il vino: tra mito e leggenda

     

    Le fasi lunari influenzano da millenni le attività agricole e rurali, quelle di mare e di terra, la fertilità, i periodi di caccia e persino l'asse di rotazione terrestre! Cosa c'è di vero e cosa di solo immaginato, in mezzo a miti e leggende più vecchi dell'uomo?

    L'effetto più conosciuto, più documentato e accettato da tutti è quello sulle maree. Tra gli effetti più discussi, meno documentati e più in dubbio, tra i tanti attribuiti alle fasi lunari, è sicuramente quello sull'attività sismica della terra.

    Un piccolo cosmo o un grande caos? Difficile dirlo! Ma anche in un mondo dove lo scetticismo ha preso il posto della credenza popolare vale la pena di interrogarsi: la luna c'entra davvero con il vino? E il vino ha davvero a che fare con le fasi lunari?

    La parola ai nostri nonni

    I vecchi, i nostri nonni, li chiamiamo in tanti modi: sono quelle persone venute prima di noi, prima della grande industrializzazione, prima che performance e profitto diventassero incubi che ci rincorrono ogni notte nel sonno.

    Loro non si facevano troppe domande! Poche semplici regole, tramandate di generazione in generazione: «Chi pota a gennaio, pota al grappolaio» recita il proverbio, cioè la vite potata a gennaio porta molto frutto, oppure «Chi nel marzo non pota la sua vigna, perde la vendemmia», quindi anche se fa troppo freddo, entro marzo va potata! Imbottigliare in fase di luna crescente, per ottenere vini frizzanti, in fase di luna calante, i vini a lungo invecchiamento e con la luna piena si può imbottigliare qualsiasi tipo di vino.

    ... Ma la scienza che ne pensa? Per dirla con le parole del Colonnello Giuliacci, il famoso meteorologo del tv: «In effetti anche da considerazioni di carattere puramente teorico è possibile ritenere abbastanza credibile l'interazione tra le maree atmosferiche scatenate dalla luna e la vita vegetale. È infatti noto che la linfa vitale che nutre le piante riesce a salire dal tronco fino alle foglie più lontane, sotto la spinta del dislivello interno di pressione tra chioma e radici. Tale forza trae origine dall'incessante evaporazione di acqua dagli stomi delle foglie e che crea appunto una depressione nella chioma della pianta e per effetto della quale acqua e sali disciolti nelle radici vengono risucchiati verso l'alto.»

    E se lo dice dice Giuliacci!

    La parola al CICAP

    Quando si parla di credenze popolari e scienza non si può non citare la posizione del CICAP: Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Si tratta di un'organizzazione di volontari, scientifica ed educativa, che promuove un'indagine scientifica e critica. Nasce nel 1989 per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di scienziati, intellettuali e appassionati, e sulle influenze delle fasi lunari scrive:

    «[l'influsso delle fasi lunari sul vino] è forse quello che gode di maggior credito da parte del mondo contadino [...] Tutti i consigli forniti possono essere sintetizzati in una regola generale: «Tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto in Luna crescente. Tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto in Luna calante». Già questa generalità e questa analogia tra fenomeni così disparati fa sorgere qualche dubbio e il sospetto che si tratti di un retaggio di antiche concezioni di "magia simpatica".

    Tuttavia molte di queste credenze sono state sottoposte a verifiche rigorose. In nessun caso sono emerse conferme attendibili. [...] Discorso analogo vale anche per l’imbottigliamento del vino. Sembra estremamente improbabile che la gravità lunare (visto che nelle cantine la luce lunare naturalmente non arriva) possa influenzare le reazioni chimiche che determinano la qualità finale del prodotto. [...] Le persone che credono agli influssi lunari sulle pratiche agricole, probabilmente devono le loro convinzioni al fatto che, per tradizione, sono sempre state rispettate e, in genere, i risultati ottenuti sono stati buoni.»

    Credere o sapere? Meglio degustare!

    Le regole derivanti dalla credenze sulle fasi lunari sono provabili e riproducibili? Ad una stretta analisi probabilmente no. Però sono sicuramente il frutto di osservazioni centenarie che la tradizione verbale e scritta ci ha tramandato. A questo punto viene da chiedersi se le fasi lunari influenzano anche il gusto del vino già imbottigliato... Per esempio, un bel bicchiere di Chianti del 2014, è meglio berlo con luna calante o crescente?

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