Buon compleanno Luigi Veronelli! Enologo, filosofo, innovatore: cento vite in una

 

Il vino è il canto della terra verso il cielo. Ha i suoi tenori e i soprano, contadini – agricoltori se volete – e contadine che lavorano le vigne e ne vinificano le uve, con tutta la fatica, l’intelligenza e la passione che vigna e vino esigono. (Luigi Veronelli)

Luigi Veronelli, il papà del vino Luigi Veronelli, il papà del vino

 

C'è una cosa su cui io, Mario e Rosanna siamo d'accordo: Luigi Veronelli – Gigi – è il solo e unico papà del vino per come lo conosciamo oggi. La discussione della scorsa settimana si è conclusa così: con un bicchiere di Picolit (quello della sua amata Contessa Perusin!) e un brindisi alla memoria di un grande filosofo dell'enogastronomia.

Il 2 febbraio Gigi avrebbe compiuto 92 anni: lui che aveva promesso di vivere fino a 103 anni, lui che aveva già deciso di stappare una bottiglia di Porto Quinta do Resurressi del 1926 in punto di morte, lui che aveva le parole giuste per tutto, spero mi aiuti a trovare le parole giuste per lui.

«C' era una manifestazione di contadini per il prezzo delle uve, i finanziamenti del governo non arrivavano mai, sul palco delle autorità s' erano alternati il bianco, il nero, il rosso, il verde. Vai su anche tu, che sai cosa dire, mi fece Giacomo Bologna, il grande Giacomo, quello che m' ha insegnato che senza gioia e serenità il buon vino conta nulla. Io salii sul palco e dissi: vi hanno servito un sacco di balle, se volete farvi sentire fate come gli operai, bloccate l' autostrada o la stazione. Così bloccarono la stazione ferroviaria, mentre io ero al ristorante, ma istigatore restavo. E comunque i finanziamenti arrivarono dopo pochi giorni». Questo è il racconto di quella volta che nel 1980 Veronelli si beccò sei mesi di carcere per istigazione a adunata sediziosa. Aveva sempre le parole giuste lui: per cambiare il mondo e per raccontarlo.

Cento vite in una

Filosofo

Studi classici, passione per la filosofia. Fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè e collaboratore di Lelio Basso.

Editore

Di poesia, filosofia, politica. Nel 1957 viene condannato a tre mesi per pubblicazioni oscene: fu il primo editore italiano a pubblicare Sade e il suo fu l'ultimo rogo di libri fatto dalla censura. «E sì che come primo editore italiano di Sade avevo scelto le pagine meno pepate. I libri bruciavano e io battevo le mani, sotto gli sguardi ostili dei pochi presenti.»

Anarchico

Anarchico sin dal 1946, quando sentì le parole di Benedetto Croce ad un corso di filosofia politica. Per lui l'anarchia non era solo un concetto astratto: «La gastronomia è l'atto del giudizio che separa ciò ch'è materialmente buono da ciò che buono non è. I grandi vini [...] sono puri, razionali e armonici, quindi, per definizione, anarchici.» Famosa la sua crociata contro la CocaCola, che non indicava tutti gli ingredienti in etichetta. Di lui, Angelo Pagliaro disse «Come Fabrizio De André, Leo Ferrè, George Brassens anche Luigi Veronelli era un libertario, un uomo colto, senza dogmi, senza ipocrisie, in perenne lotta contro le armate schiaviste delle multinazionali.»

Scrittore

Collaboratore del quotidiano Il Giorno per più di vent'anni, scrisse su tutte le grandi testate italiane e su molte straniere. Lo stile polemico e provocatorio lo rende subito popolare. Scrive più di cento libri... Sempre rigorosamente a mano! Non amava i computer, non li capiva, ma alla fine arrivò a rispettarli. Leggendaria, la volta che chiese di fare una ricerca su internet in prima persona: resistette meno di un minuto davanti alla tastiera prima di rinunciare («non solo non so dov'è la v doppia sulla tastiera, ma che italiano è?»). Disse di amare gli hacker, accomunati ai contadini: entrambi, per lui, sono «sovversivi che salveranno la terra».

Autore e conduttore televisivo

La televisione ne aumenta la fama: dal 1970 al 1977, di grande ascolto, A tavola alle 7, sul primo canale; nel 1979, il Viaggio Sentimentale nell’Italia dei Vini, serve al lancio del terzo canale televisivo e realizza l’aggiornamento, di denuncia, della viticoltura italiana; La meridiana, 1982, e Il bel mangiare, 1986, altre trasmissioni di successo. È proprio al lavoro su uno dei suoi programmi, discutendo su quale ordine fosse il migliore per raccontare i diversi vini d'italia, che codificò pubblicamente l'unico ordine possibile, quello alfabetico: il più asettico, il più corretto.

 

L'ABC di Gigi

Ed è in rigoroso ordine alfabetico che hanno deciso di ricordarlo, e raccontarlo, Gian Arturo Rota e Nichi Stefi ne "Luigi Veronelli – La vita è troppo breve per bere vini cattivi", Giunti Editore. Dalla A di Alfabeto e Anarchia fino alla Z della fine che è solo un nuovo inizio, passando per la C di Contadini, la D di Denominazioni Comunali (fu lui il primo a promuoverle), la N di naso («sua nasità», così lo ribattezzò Gianni Mura), la S di Sorella acqua, la U di Utopia. Una biografia che raccoglie una vita di parole dette, vini raccontati e racconti scritti perché Gigi aveva una cartezza: «Vivere è comunicare, comunicare è vivere».

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