Juliette Colbert: la Marchesa del Barolo che voleva cambiare il mondo

 

Non basta punire il malvagio togliendogli la libertà di fare il male. Bisogna insegnarli a fare il bene. (Juliette Colbert)

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Bevendo un bicchiere di Picolit la scorsa settimana Rosanna mi ha raccontato la storia di Juliette Colbert. Io e Mario all'inizio facevamo battutacce ma poi ci siamo fatti seri: ci credi che questa storia ti farà leggere fino alla fine come la prima volta che ti hanno fatto leggere di Luigi Veronelli?

L'invenzione del Barolo e l'unità d'Italia

La storia di Juliette nasce con il matrimonio con Carlo Tancredi Falletti di Barolo: siamo nel risorgimento Italiano, in piena rivoluzione del pensiero... E del vino! Le coordinate sono Piemonte, 1800, Nebbiolo: il vino a lungo termine non esiste ancora però c'è chi ce l'ha giò in testa. Camillo Benso Conte di Cavour incontra la Marchesa Colbert, vuole giocare con l'uva Nebbiolo... Perché?

Il Nebbiolo prima dell’arrivo del Conte e della Marchesa Colbert, si presentava come un vino difficile da conservare a lungo. Camillo si concentra su questo problema: come creare un vino che duri a lungo e che possa competere con i cugini francesi di Borgogna e Bordeaux?

Il Conte e la Marchesa nel 1840 decisero di coinvolgere l'enologo Louis Oudart: partendo dal nebbiolo riuscì a migliorare la tecnica di fermentazione e ottenne un vino secco, di lungo affinamento, il Barolo!

Sono molte le storie che circolano sul Barolo e sulla Marchesa. Si narra che fu lei a convincere Napoleone III a sostenere l'indipendenza Italiana, grazie al suo fascino, alla diplomazia e... A una cassa di Barolo! Il successo del Barolo è definitivamente sancito dall'incontro con la corte dei Savoia. La leggenda vuole che la Marchesa presentò il vino ai Savoia su espressa richiesta di Carlo Alberto. La Marchesa non solo fece assaggiare il vino al Re, ma allestì uno spettacolare carosello di carri, si dice uno per ogni giorno dell'anno, carichi di vino per promuovere il suo Barolo.

Juliette la Santa

La Marchesa aveva una naturale predisposizione al bene. In questo, il matrimonio con il Marchese del Barolo fu quasi inevitabile: entrambi consideravano propria missione aiutare il prossimo. Durante l’epidemia di colera del 1835, Juliette e Tancredi furono in prima linea per dare il loro contributo: mentre tutti scappavano, loro rientrarono in città per portare aiuto. È famoso uno scambio con Silvio Pellico (loro ospite dopo la prigionia) in cui Tancredi confidava la preoccupazione per la moglie esposta al contagio: “Dal principio della nostra conoscenza l’ho sempre amata tanto, ma ora l’amo ancora di più”.

Juliette si occupò in particolare delle carceri, anticipando di molto i valori che oggi sono diritti costituzionali: il giusto processo e gli effetti rieducativi della pena. Considerava il carcere come un ospedale delle anime, da lì era convinta che si potesse e si dovesse uscire avendo appreso gli strumenti per crearsi una vita nuova e migliore.

Alla morte di Juliette il patrimonio di famiglia e quindi anche la produzione di vino venne ereditato dall’Opera Pia Barolo che la stessa marchesa fondò per garantire un futuro alle sue tenute e alle tante opere benefiche della Marchesa e di suo marito. Il brindisi di oggi lo facciamo alla loro salute e alla loro memoria... Con un buon bicchiere di Barolo, naturalmente!

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