La matematica del vino perfetto: un risultato impossibile o le macchine sorpasseranno l'uomo?

 

 

Pure la matematica è, a suo modo, la poesia di idee logiche. (Albert Einstein)

La matematica del vino La matematica del vino

Cosa c'entra la matematica – il cui solo ricordo mi fa venire gli incubi con protagonista la mia professoressa delle medie – con il vino? Ho chiesto a Mario, il mio amico Sardo che beve solo vino rosato ed è negato con la tecnologia. Mario è stato categorico: «La matematica non c'entra niente! Lascia i numeri e i computer alle banche, noi seguiamo il nostro istinto per fare il vino!»... Mario è fatto così!

Questa volta, però, ho preferito chiedere un secondo parere: quello di Rosanna, una cara amica, mia e di Mario. Rosanna, al contrario di Mario, la tecnologia se la mangia a colazione, e sulla matematica e il vino ha le idee più chiare delle nostre: «Ormai non si può pensare di fare il vino senza un buon algoritmo!», ha sentenziato versandomi il secondo bicchiere di Pinot Nero.

... Ma che cavolo è un algoritmo, cosa ci faccio con i numeri per far crescere l'uva e soprattutto... Devo ascoltare Rosanna oppure Mario ha ragione?

Una questione pragmatica

Qual è il miglior momento per la semina della vita? Devo tenere conto del meteo dei 3 mesi precedenti, dell'altimetria e dell'umore di mio zio nei prossimi 60 giorni? A che ora devo innaffiare, quale percentuale di minerali è ottimale, con che pressione far uscire l'acqua? Sembrano domande assurde (e mio zio mi perdonerà, del suo umore possiamo fregarcene!) ma sono pressoché infinite le variabili che portaranno un vitigno a dare un buon vino... E chi se la prende la responsabilità di prendere così tante decisioni? Per secoli sono stati gli uomini, con l'istinto e l'incoscienza che solo l'urgenza può donare, a scommettere e vincere la sfida del buon vino. Oggi, invece, abbiamo dei nuovi compagni: analisti del software, statisti, meteorologi, matematici, tutti uniti per lo sviluppo di potenti programmi che rispondono alle domande fondamentali, per creare il vino perfetto.

Sfatiamo quindi l'immagine poetica del contadino, con le maniche arrotolotate, che ogni giorno tasta l'uva, chicco per chicco, la annusa e una volta alla settimana la assaggia, e dal nulla esclama «È pronta per la vendemmia!». Ormai ci pensano i computer! Tra i software più conosciuti, Algo-Wine di produzione italo-tedesca e VinX2 dall'Australia, con fatturati di decine di milioni e una responsabilità sulle spalle più pesante delle Colonne d'Ercole: permettere ogni anno la produzione di vini perfetti!

Dov'è finita la magia?

Sembrerà poco poetico, spegnerà il romanticismo, ma in una società dove il consumatore pretende sempre di più, la concorrenza è spietata e il minimo errore è la miccia che innesca il linciaggio sui social, nessuna azienda può permettersi di sbagliare. In questa grande lotta al vino perfetto, ci dovremmo forse domanda se la perfezione esiste...

Vince la modernità o perde il consumatore, che a forza di pretendere la perfezione si perde il gusto delle cose semplici? Non esiste una risposta corretta, solo molte verità soggettive. La storia viene in nostro soccorso, ricordandoci che il vino esiste da millenni, da ben prima che inventassimo questi geni di plastica e silicio, e che continuerà a esistere anche dopo che noi ce ne saremo andati, con buona pace degli algoritmi, della statistica e compagnia bella! Io, Rosanna e Mario abbiamo smesso di discutere e abbiamo fatto pace... Ora però non sappiamo che bottiglia stappare! Chi ci da un consiglio?

 

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