La vigna di Capo Verde: cosa serve per fare un ospedale in africa?

 

Dio non aveva fatto che l'acqua, ma l'uomo ha fatto il vino! (Victor Hugo)

Padre Ottavio e la Vigna dei Miracoli! Padre Ottavio e la Vigna dei Miracoli!

 

Isola di Fogo, Capo Verde. Sud del Senegal dove la lebbra è stata sconfitta solo negli anni novanta e il primo vero ospedale è stato completato da meno di dieci anni. Grazie a padre Ottavio Fasani, certo... Ma soprattutto grazie al vino!

Facciamo un passo indietro. Maggio 1968. Nel numeroso gruppo giovanile missionario, animato da Padre Ottavio, si discute animatamente. C’è chi vorrebbe aiutare il popolo capoverdiano. C’è chi dice mandiamo medicinali, vestiti e quanto la popolazione ha bisogno, hanno bisogno di aiuti concreti. Padre Ottavio sperimenta che passare dalle parole ai fatti concreti è tutt’altro che facile. Proposta di Padre Ottavio: è giusto, cambiamo il mondo, ma con il lavoro delle nostre mani! Ottavio gira documentari, costruisce casa per casa un intero villaggio, crea e gestisce una comunità. 30 anni di lavoro per arrivare a costruire il primo ospedale del luogo. <<Quando sono arrivato nell'isola si moriva di lebbra. Il passo successivo è stato la costruzione dell'ospedale San Francesco di Assisi inaugurato nel 2002 e donato allo Stato di Capo Verde nel 2012 >> ha dichiarato in un'intervista. Come gettare il seme di una simile impresa? Creare lavoro, con un'idea folle... Piantiamo la vigna ai tropici!

Per fare l'albero, ci vuole il seme... Per fare il vino, la vigna!

Al tramonto padre Ottavio osserva la terra arida dell'isola e da buon langarolo (la madre è nata ad Alba) ha l'idea rivoluzionaria: perché non produciamo il vino? Detto, fatto...

Non proprio! La sfida di far crescere 30 ettari di vigna a 700 metri d'altezza, su un'isola vulcanica che vede poche gocce di pioggia all'anno ed è così vicina all'equatore che il sole può permettersi di chiamarlo per nome... È una sfida che non vinci dall'oggi al domani!

«Ho radunato un po' di miei amici enologi e ci siamo messi studiare il terreno scegliendo dei vitigni del sud dell'Italia perché più adatti. Poi abbiamo comprato a poche lire un paio di ruspe dismesse dall'Esercito ma ancora ben funzionanti per dissodare il terreno e con Amses e Asde, le onlus che seguono i progetti di sviluppo nell'isola di Capoverde, abbiamo costruito una rete idrica di sei chilometri collegata all'acquedotto che garantisse un'irrigazione goccia a goccia» spiega Padre Ottavio.

E adesso?

Oggi Vigna Maria Chaves produce 50mila bottiglie di rosso l'anno che vengono imbottigliate, invecchiate, etichettate e imballate nella cantina di Monte Barro e sono la principale fonte di sostentamento dell'ospedale di San Francesco... E nei prossimi anni vogliono aumentare la produzione!

E tutto ciò resterà. «Volevo lasciare qualcosa qui che servisse a dare autonomia a questa gente. L'elemosina serve solo nelle emergenze, nelle grandi difficoltà. Poi, come dice anche Papa Francesco, bisogna cercare di creare lavoro» conclude il missionario.

Piantare una vigna in una terra arida e farla diventare il centro della vita economica di un paese che solo da poco ha un ospedale: una sfida vinta che ti scalda un po' il cuore... Ti scalda il cuore proprio come un buon bicchiere di vino!

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